C’è crisi!

La crisi economica spinge le imprese ad inventare delle campagne pubblicitarie e di public relations sempre più raffinate.

Una campagna molto simpatica è stata avviata dalla FedEx Office, una multiservizi americana simile alla MailBoxes Etc.:

chiunque può stampare gratis 25 copie del proprio curriculum per la ricerca di un lavoro.

Una maniera semplice per aiutare i disoccupati e far parlare bene di se!

Il mio testamento biologico

La vicenda di Eluana Englaro ha riportato alla ribalta l’argomento “testamento biologico”.

Visto che questa tragedia familiare, intima e privata è stata sputtanata e strumentalizzata per bassi fini di propaganda, è prevedibile che il discorso verrà relegato in un cassetto in attesa di tempi migliori.

Tempi migliori che non arriveranno mai fino a quando l’Italia sarà genuflessa alle gerarchie vaticane, ma visto che la speranza è l’ultima a morire, vorrei fissare su questa pagina il mio testamento biologico.

1) Se dovessi morire per cause accidentali, vi autorizzo all’espianto e alla donazione di tutti i miei organi. Il mio corpo dovrà essere cremato e le mie ceneri cosparse sul corpo di Nicole Kidman. Se Nicole non dovesse essere disponibile, spargetele sullo Stretto di Messina.

2) Se per disgrazia dovessi cadere in uno stato di coma irreversibile o vegetativo e non dovessero esserci mezzi tecnici per curarmi, desidero esplicitamente che venga interrotta l’alimentazione forzata/artificiale e qualsiasi supporto alla respirazione.

Tra i mezzi tecnici non sono inclusi miracoli, magie e superstizioni varie.

Questa disposizione, ancorchè non conforme alla normativa vigente, riflette la mia piena volontà.

Adesso corna e grattatina di zebedei 😉

Criminali-Vittime 2-0 e palla al centro!

Ricordate la storia di quei signori tedeschi, venuti a farmi visita durante una loro traversata del Mediterraneo e prontamente scippati lo stesso giorno del loro arrivo a Catania?

All’epoca le vittime sporsero denuncia presso la questura e rientrarono in Germania dopo aver completato la traversata.

Arrivati in Germania, hanno chiesto il risarcimento all’assicurazione ma qui hanno scoperto che la denuncia era stata fatta per furto e smarrimento e non per rapina o scippo o furto con strappo o qualsiasi definizione che metta in evidenza il fattore “violenza”.

Sia loro che l’assicurazione hanno chiesto un’integrazione alla questura di Catania, via fax e via lettera.

Ma la questura non si è mai degnata di rispondere.


Sfrutto la vacanza natalizia per fare visita al comando della polizia e chiedere dei chiarimenti (con tutti i documenti alla mano).

Arrivo alle 11:30 e tutto il personale amministrativo non c’era.

L’agente di guardia mi invita ad aspettare e dopo una mezz’oretta, arriva tutto lo staff.

Evidentemente erano stati impegnati in una missione urgente presso il vicino bar Scardaci.


Finalmente riesco a parlare con un funzionario e la prima risposta mi fa capire che non ho speranze di avere un esito positivo: un agente della questura, uomo di legge, afferma convinto che il furto e la rapina sono giuridicamente equivalenti.

Respiro profondamente e faccio un esempio per far capire al mio interlocutore la differenza tra furto semplice e scippo.

Scendo ad un livello di semplificazione per cui mi avrebbe capito mia nonna (seconda elementare) e in effetti tutti i presenti, nonchè altri agenti concordano con la mia spiegazione.


A questo punto l’agente ha un colpo di genio: prende una penna e nel titolo della denuncia taglia furto e dice “qui aggiungiamo – con strappo -.

Gli faccio notare che quella era una copia e che comunque non puoi presentare ad una assicurazione un documento con delle correzioni posticce.

Serviva solo un rigo con la scritta “il caso denunciato dalla Signora X in data Y si riferisce ad uno scippo. Timbro e firma”

Dopo una buona ora di discussioni, non c’é stato verso di avere questa riga di testo.


Morale della favola: il turista viene in Sicilia, porta ricchezza e lavoro (di cui abbiamo disperato bisogno) e in cambio si trova rapinato con violenza.

In più la polizia compila la denuncia in maniera incompleta e sbrigativa, impedendo alla vittima di avere un giusto risarcimento.

Cornuti e mazziati.

Quindi se vi capita di leggere che a Catania i reati violenti sono diminuiti, contro ogni evidenza empirica, adesso avete una spiegazione.


Questo è quanto sul tema “sviluppo del turismo in Sicilia e lotta alla criminalità”

Customer Satisfaction

Finite le vacanze post-natalizie, mi accingo a ritornare in Germania.

Arrivo puntuale al check-in e arriva la doccia gelata: il mio biglietto non risulta.
Purtroppo non ho il biglietto e nemmeno il codice, perchè da almeno 5 anni ho viaggiato solo presentando la carta di identità.
Mea culpa!
Dopo un attimo di panico, vado in biglietteria e chiedo di verificare.
Con il solito spirito di customer satisfaction e competenza che contraddistingue il personale dell’aeroporto di Catania, mi fanno aspettare 10 interminabili minuti per darmi alla fine il numero della hotline.
Chiamo la hotline e anche li non risulta la mia prenotazione.

A questo punto mi serve una connessione ad internet per trovare il mio biglietto tra le email (ho una cartella apposita nella mailbox).
Ritorno in biglietteria e la signorina di cui sopra mi dice, fresca come un quarto di pollo, che non ha una connessione ad internet.
Chiedo dove posso connettermi, anche pagando, ma dice di non sapere.
A questo punto mi tocca girare tutti i negozi dell’aeroporto e setacciare metro per metro: non esiste un solo posto dove potersi connettere ad internet nel nuovo aeroporto di Catania (la porta del Mediterraneo!)
Mi arrendo e ritorno in biglietteria: devo partire e poi si vedrà per il rimborso.
Chiedo un biglietto Catania-Stoccarda.

La signorina digita alla tastiera ma non riesce ad entrare nella schermata per ordinare e annaspa.

Si dice che un attimo prima di morire, ciascuno di noi rivede tutta la propria vita come in un film.
Io rivedo le ultime tornate elettorali, i comizi, gli applausi, le strette di mani, i politici corrotti e inetti che hanno comprato il consenso elettorale promettendo e concedendo posti di lavoro in tutti i carrozzoni parastatali.
E il frutto di questo sistema è una ragazza incompetente che lavora in biglietteria e non sa ordinare un biglietto.
Chiama un collega che le da il codice giusto per attivare la schermata di ordering.
Arriviamo al dunque: fanno 350 Euro.
Le porgo la carta di credito e la carta di identità.
“Ma Blochin è il nome o il cognome?”
Reprimo l’istinto omicida e le dico che nella carta di identità c’è scritto “Cognome…Cuius” e “Nome…Blochin”.
Digita lentamente con un dito e finalmente pregusto la possibilità di godermi un volo low cost al prezzo di un Frankfurt-New York con la Singapore Airlines.
Arriva l’ultima coltellata, quella definitiva: il sistema è bloccato ed è troppo tardi per emettere il biglietto.
Non si parte.
Reprimendo ulteriormente i miei istinti omicidi, dico a lei e al collega che all’apparenza sembra un po’ più competente, che in tutti i sistemi informatici esiste una possibilità di effettuare un override e forzare l’esecuzione di una procedura.

Il loro sguardo vuoto riattiva un altro film: nel mio delirio vedo i miei due interlocutori distesi su un lettino che alla parola “override” reagiscono con l’encefalogramma piatto.
È finita, stacchiamo la spina.

Mi rassegno ma gioco l’ultima carta: chiedo ad un passeggero di mettermi in contatto con il comandante dell’aereo.
Squilla il cellulare e riesco ad esporre la situazione al comandante.
Il comandante ci prova e telefona a tutte le autorità della SAC, assumendosi la responsabilità di farmi salire sull’aereo.
Ma la SAC resta della sua opinione e io rimango appiedato.

Morale della favola?
Fate voi!

Ecofont: il font con i buchi

ecofont1

Se state leggendo questo post, probabilmente possedete un PC.

Se possedete un PC, probabilmente avete anche una stampante.

Se avete una stampante, ogni tanto stamperete qualche testo, consumando carta e soprattutto inchiostro, che oltre ad essere molto inquinante, è particolarmente costoso.

La Spranq, un’agenzia di comunicazione olandese, ha creato un font ecologico (Ecofont), che non è altro che un set di caratteri bucherellati.

Pur mantenendo una ottima intelleggibilità dello scritto, si risparmia circa il 20% di inchiostro o toner sui testi stampati.

Il font è gratuito e può essere scaricato da qui

A caval donato…

Verso il disastro con allegria

Gli economisti guardano con preoccupazione al debito pubblico italiano, ma possiamo consolarci con la consapevolezza che c’è qualcuno che se la passa peggio di noi.

Per esempio lo Zimbabwe, che vanta un tasso di inflazione del 231.000.000% (non è un errore: sono 231 milioni!).

Tanto è vero che nella confinante repubblica del Sud Africa un lettore di Freakonomics ha fotografato questo cartello:

Non buttare dollari zimbabwesi nel gabinetto

Non buttare dollari zimbabwesi nel gabinetto

Il gestore del locale invita a utilizzare solo carta igienica: niente carta, cartone, stoffa, giornali o dollari Zimbabwesi.

A conti fatti ha ragione, perchè uno strappo di carta igienica vale 4 millesimi di dollaro, che equivalgono quasi a 4000 dollari zimbabwesi. Quindi utilizzando banconote da 1000 dollari Zimbabwesi, si risparmia parecchio!

Chissà come sarebbe finita la Lira senza l’Euro…

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Il crollo delle borse ha decimato non solo la ricchezza attuale, ma messo a repentaglio il futuro dei fondi pensione.

Negli USA, dove da sempre esiste la previdenza integrativa, è stato visto questo cartello:

Il tuo fondo pensione per una zuppa

Il tuo fondo pensione per una zuppa calda

L’offerta è appetitosa: “riscatta il tuo fondo pensione per una zuppa calda. Offerta limitata”

Boicottiamo il Corriere della Sera

Cari Bloggers,

la libertà di informazione in Italia è da anni in coma profondo e non passa settimana dove non ci sia un evento, un atto, una proposta di legge, una minaccia, una querela, un trasferimento ad altra sede che pezzo per pezzo, cancella il nostro diritto di sapere.

L’ultimo episodio di questa vergognosa spirale al ribasso è l’esonero del giornalista Carlo Vulpio da parte del Corriere della Sera.

Carlo Vulpio è il giornalista che ha seguito le vicende giudiziarie riguardanti la procura di Catanzaro (meglio noto come “caso De Magistris”), raccontando con dovizia di nomi e particolari una delle innumerevoli storie del malaffare italiano, dove si mescolano e si confondono politica, criminalità organizzata, magistratura corrotta e massoneria.

Purtroppo l’affare è troppo grosso e i nomi dei personaggi coinvolti troppo importanti; piuttosto che fare chiarezza e pulizia, si caccia il magistrato che indaga (De Magistris) e si cerca in ogni modo di depistare le indagini.

Ma questo non basta ed è necessario tappare la bocca anche  a chi racconta il fattaccio.

Ai tempi antichi, la mafia uccideva e lasciava delle pietre nella bocca del cadavere di chi aveva parlato troppo.

Adesso basta la telefonata del direttore che ti esonera dall’incarico, nonostante dei risultati eccellenti, senza giustificazione e senza motivo.

E quando un direttore ti licenzia senza motivo, un motivo c’è.

Pertanto vi invito a leggere e linkare il sito di Carlo Vulpio e boicottare il Corriere della Sera fino a quando il direttore Carlo Mieli non ritorni sui suoi passi.

La prossima bolla: il litio

Premesso che:

  1. non sono un esperto
  2. ognuno investe i propri soldi secondo scienza e coscienza
  3. ognuno dovrebbe investire solo i soldi che non gli servono
  4. il presente post non è un invito ad investire ma solo una riflessione personale

Oggi voglio esercitarmi nella previsione di uno scenario economico-scientifico-finanziario che dovrebbe avvenire entro il 2010.

La storia della Borsa ci insegna che l’andamento degli indici è periodicamente caratterizzato da fasi di euforia e di depressione.

Le fasi di euforia sono dovute alla fede cieca nella moda del momento, che nella fase finale viene alimentata esclusivamente dal parco buoi.

Quando la bolla esplode, è sempre il parco buoi a subire le conseguenze più pesanti, ma passata la tempesta, altro giro altra corsa.

Adesso ci troviamo nella fase del disastro dove si vedono solo macerie, distruzione e morte.

Ancora il mercato non è stato depurato da tutte le scorie radioattive (vedi il comparto auto U.S.A e il settore delle carte di credito), ma adesso è il momento di prepararci per il prossimo giro, cercando di prevedere quello che sarà il prossimo cavallo di battaglia.

Una cosa è certa: il settore automobilistico è alle corde e in un momento storico dove i mercati occidentali sono saturi, l’unico cambiamento che può dare una scossa al mercato dell’auto è il passaggio dal motore a scoppio a quello elettrico, passando dalla fase intermedia dell’ibrido.

Quasi tutte le case automobilistiche hanno nel cassetto dei modelli ibridi che entreranno sul mercato nel 2009/2010.

Ogni casa automobilistica ha delle partnership pluriennali con le aziende produttrici di batterie e anche se ancora non ci è dato sapere quale azienda prevarrà sulle altre, una cosa è certa: almeno per i prossimi 5 anni, le batterie utilizzate nel settore automobilistico saranno basate sul litio.

Questo metallo alcalino è alla base di tutte le batterie ricaricabili moderne: cellulari computer portatili, macchine fotografiche, Ipod, etc.

Attualmente il rapporto tra domanda e offerta è equilibrato, ma già ci sono i primi segni premonitori che qualcosa sta cambiando: la SQM (Sociedad Quimica Minera de Chile), che da sola produce un terzo del litio a livello mondiale, ha di recente aumentato il prezzo del 25%.

Cosa succederà nel momento in cui entreranno in commercio le automobili che necessitano di batterie al litio?

Mentre una batteria di un cellulare pesa pochi grammi e quella di un laptop qualche centinaio di grammi, la batteria al litio di un ibrido leggero come la prossima Mercedes S 400 Blue Hybrid peserà 10 Kg.

Nella Smart elettrica siamo a 130 Kg.

E il battery pack della prossima GM Volt (ammesso che la GM sopravviva), ben 180 Kg.

Queste cifre lasciano presagire che nel momento in cui inizierà “l’elettrificazione” dell’automobile, ci sarà un aumento esponenziale della richiesta di batterie al litio e di conseguenza, del litio stesso.

E come ogni moda che si rispetti, tutti i media parleranno della scarsità di questo minerale, dei profitti stratosferici che i produttori incassano e di fortune fatte da chi ha investito in questo settore.

A questo punto, la trappola per il parco buoi sarà pronta e non ci resterà attendere che anche l’ennesima bolla scoppi.

Per riconoscere con buona approssimazione il momento in cui vendere, chiedere al vostro barista, barbiere o fruttivendolo di fiducia.

Ascoltate il loro consiglio e fate esattamente l’opposto!

Multa

Cari Bloggers,

una delle qualità leggendarie della Germania è il rispetto del codice della strada.

Al rosso ci si ferma, la pista ciclabile è per i ciclisti, le strisce pedonali sono sacre e si parcheggia solo nelle aree appositamente destinate allo scopo.

Purtroppo non ho rispettato l’ultimo punto e ho beccato una multa di 25 Euro.

Ma anche nella multa c’è un aspetto antropologico da analizzare: sul pizzino è spiegato con dettaglio cosa ho fatto, come, dove, a che ora e in che posizione erano le mie ruote, annotata tramite il rilevamento dell’angolo delle valvole dei pneumatici.

Questo serve a dimostrare l’infrazione nei casi di divieto di sosta o di parcheggio oltre l’orario consentito, dove la rilevazione viene fatta 2 volte nell’arco di 5 minuti.

Metti che qualcuno esce, fa il giro e riparcheggia nello stesso e identico punto (e quindi il tempo utile riparte da zero)…

La parte più bella è la nota riguardante l’eventuale ricorso: “Caro automobilista, se non sei d’accordo con questa multa, puoi visitarci nei nostri uffici dalle 8:30 alle 18:00, oppure inviarci una email a verkehrsueberwachung@stuttgart.de. Le sarà inviato un questionario dove potrà chiarire dettagliatamente la Sua posizione sul fatto contestato”

Fare un ricorso via email, senza raccomandate, senza avvocato, senza fare file…

Nel mio caso, visto che ho torto, pago tramite online banking, augurando alla multatrice 25 € di medicine contro il mal di pancia.

Terzo Mondo?

Cari Bloggers,

molti di voi conosceranno il commercio equo e solidale.

Per commercio “equo e solidale” si intende una forma di commercio che garantisce ai produttori dei Paesi sottosviluppati un salario minimo e il rispetto delle norme sulla sicurezza.

Questo per evitare delle forme di sfruttamento e permettere una vita dignitosa a persone altrimenti vittime di voraci commercianti che pur di massimizzare i profitti, non si fanno scrupoli a lasciare intere popolazioni nell’indigenza.

A San Francisco, la catena di cosmetici naturali “Body Shop” ha pubblicato questo manifesto, dove la ditta si pregia di acquistare l’estratto di bergamotto tramite il canale del commercio equo e solidale.

Da quale Paese del Terzo Mondo proviene l’estratto di bergamotto?
Quale popolazione usufruisce della protezione del “Community Trade”?

Burundi? Burkina Faso? Ghana? Guatemala? Bangladesh?

Leggete bene il manifesto!

fourthworld

Foto di Nick Turner