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Terzo Mondo?

Cari Bloggers,

molti di voi conosceranno il commercio equo e solidale.

Per commercio “equo e solidale” si intende una forma di commercio che garantisce ai produttori dei Paesi sottosviluppati un salario minimo e il rispetto delle norme sulla sicurezza.

Questo per evitare delle forme di sfruttamento e permettere una vita dignitosa a persone altrimenti vittime di voraci commercianti che pur di massimizzare i profitti, non si fanno scrupoli a lasciare intere popolazioni nell’indigenza.

A San Francisco, la catena di cosmetici naturali “Body Shop” ha pubblicato questo manifesto, dove la ditta si pregia di acquistare l’estratto di bergamotto tramite il canale del commercio equo e solidale.

Da quale Paese del Terzo Mondo proviene l’estratto di bergamotto?
Quale popolazione usufruisce della protezione del “Community Trade”?

Burundi? Burkina Faso? Ghana? Guatemala? Bangladesh?

Leggete bene il manifesto!

fourthworld

Foto di Nick Turner

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Liotru in vendita

Cari Bloggers,

il dissesto finanziario di Catania angoscia tutti i catanesi, i creditori dell’ente, nonchè chiunque ami la città etnea.

Personalmente sono molto legato a Catania perchè vi ho frequentato l’università, ho conosciuto tante persone che stimo e voglio bene, e soffro nel vedere una città in rovina.

Ho pensato di lanciare una provocazione scherzosa ma amara: sulla falsariga di “Toto’Truffa ’62”, ho messo all’asta il Liotru su Ebay.

L’asta ha avuto un enorme successo ed è arrivata a oltre 60.000 Euro in poche ore. (in basso uno screenshot dell’ultima offerta)

Sono stato contattato da diversi giornalisti che si sono complimentati dell’idea; evidentemente lo scherzo non è piaciuto a tutti e un giornalista mi ha comunicato che la polizia postale sta indagando.

Sono quasi onorato di tanta attenzione e visto che non ho nulla da nascondere, ho telefonato alla polizia postale di Catania per “costituirmi”.

Non mi ha risposto nessuno.

Comunque se mi cercate, sono stato io.

Non sprecate tempo in indagini e rogatorie internazionali: mandate un’email e sarà mio piacere rispondere alle vostre domande.

Saluti dalla Germania,

Blochin Cuius

liotru-ultima-offerta1

P.S: ll testo integrale dell’asta

Causa dissesto finanziario, vendesi statua raffigurante un elefante, conosciuta come “U Liotru”.

Il basamento è formato da un piedistallo di marmo bianco situato al centro di una vasca, anch’essa in marmo, in cui cadono dei getti d’acqua che fuoriescono dal basamento. Sul basamento due sculture riproducono i due fiumi di Catania, il Simeto e l’Amenano. Al di sopra si trova la statua dell’elefante, rivolto con la proboscide verso la Cattedrale di Sant’Agata. Questa statua è di epoca romana ed è stata realizzata con più blocchi assemblati di pietra lavica. Ai lati dell’elefante cade una gualdrappa marmorea sulla quale sono incisi gli stemmi di Sant’Agata, patrona di Catania.

Sulla schiena del mammifero è stato collocato un obelisco egittizzante. Alto 3,61 metri, è stato realizzato in granito e ha una forma ottagonale. Vi sono incise delle figure decorative di stile egizio, ma non geroglifici. Sulla parte sommitale dell’obelisco sono stati montati un globo, circondato da una corona di foglie di palma e ulivo (alcune fonti riportano palma e gigli), più sopra una tavoletta metallica su cui vi è l’iscrizione dedicata a Sant’Agata MSSHDPL («Mente sana e sincera, per l’onore di Dio e per la liberazione della sua patria»), e infine una croce.

Questa splendida opera d’arte, realizzata da Vaccarini nell’ambito della ricostruzione della città etnea dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693, sarà motivo di vanto e invidia per il vostro vicinato.
Che sia il Vostro giardino, cortile interno o salotto: il Liotru, con la sua eleganza senza tempo, potrà essere integrato in qualsiasi contesto architettonico.
Il vincitore dell’offerta, per un prezzo superiore ai 100.000.000 di Euro, verrà proclamato co-patrono della città di Catania e portato in trionfo durante i festeggiamenti di Sant’Agata.

La somma va versata alla tesoreria del Comune di Catania. Le coordinate bancarie verranno inviate al vincitore dell’asta entro 24 ore dalla conclusione della stessa.”

W gli Sposi!

Cari Nat&Tom,

avevo pensato di scrivere un post memorabile per farvi degli auguri che rimarranno in eterno sul web.

Ma poi ho pensato: “n’avumu vistu tanti curazzi e magarazzi”

Spero di poter sempre far parte della vostra vita, come voi della mia, e che il futuro vi riservi le più grandi soddisfazioni.

@Natascia: impara a cucinare e fare la fimmina di casa!

@Tommaso: te lo dico in privato 😉

AOK vs ASL

La Germania è per me una seconda patria. Ma per la Germania io sono un immigrato EU.
Come uno spagnolo, un greco, un francese o un maltese.

In quanto lavoratore dipendente, ho l’obbligo di avere un’assicurazione sanitaria.
La Germania offre due opzioni: assicurazione privata o pubblica.

Io scelgo quella pubblica e mi reco all’AOK (la nostra ASL) per registrarmi.

Ore 8:07.
Entro e alla mia destra c’è un salone con 6 postazioni numerate e 6 dipendenti.

La prima impiegata che incrocia il mio sguardo mi invita alla sua scrivania.
Mi siedo.

Lei: Bitteschön!
Io: Dal primo Agosto lavoro come dipendente presso xxx e vorrei registrarmi all’AOK.
Lei: Come si chiama?
Io: Blochin Cuius. B L O C H I N C U I U S.
Lei: Nato?
Io: xx.xx.1975
Lei: Attenda un attimo (si alza e va verso un altro terminale. Digita i miei dati. Stampa un foglio. Torna. Mi da il foglio). Questo è il suo numero di assicurazione e questa è la scheda provvisoria (stampata sul foglio e coi bordi ritagliati, così la posso staccare facilmente). Ha una foto? Serve per la scheda.
Io: (controllo nel portafoglio…) Ecco qui: versione 2004, va bene?
Lei: (guarda e sorride…) Perfekt! Metta una firma qui!
Io: (firmo e giro il foglio) Bitteschön!
Lei: La scheda definitiva le arriverà a casa entro 14 giorni.
Io: abbiamo finito?
Lei: Si. Grazie e arrivederci.
Io: U signuri tu renna!
Lei: wie bitte?
Io: le auguro una buona giornata!

Sono le 8:18

Quando riemigrerò verso l’Italia, vi racconterò della stessa procedura presso la ASL.

Ma se ne sapete di più, scrivete della vostra esperienza nella sezione commenti!

Hypermiling: l’arte del risparmiare carburante

Il nuovo trend americano si chiama “Hypermiling”: non si tratta di tamarrizzare le proprie auto in stile “Pimp my Ride”, ma abbassare al massimo il consumo di carburante.

Questa moda arriverà anche da noi?

Cari Bloggers,

storicamente gli USA sono stati il Paese delle automobili esagerate: cilindrate al di sotto dei 4 litri venivano considerate utilitarie e consumi di oltre 30 litri per 100 Km non spaventavano nessuno, poichè il prezzo della benzina è stato per anni inferiore a quello dell’acqua.

Ma i tempi sono cambiati e adesso anche gli americani risentono del caro-petrolio, che assieme al caro-mutuo, sta mettendo in ginocchio l’economia di molte famiglie.

Tutti questi fattori, uniti ad una riscoperta sensibilità ambientale, hanno dato origine ad un vero e proprio sport nazionale, con tanto di gare e competizioni: l’Hypermiling, dove vince chi consuma meno.

Il trucco: ottimizzare al massimo il veicolo e lo stile di guida. Seguendo delle semplici regole, si può risparmiare tranquillamente il 20%, dall’oggi al domani.

  1. Controllare il proprio consumo: il metodo più preciso, se non si dispone di un computer di bordo, è fare il pieno, azzerare il contachilometri, consumare la benzina nel serbatoio e rifare il pieno. Dividete il numero dei km percorsi per i litri consumati e quello sarà il vostro consumo medio. Adesso la sfida è abbassare questo numero!
  2. Ottimizzare il veicolo: portate la pressione delle gomme al valore massimo consentito. Eliminate barre portapacchi e altri orpelli che potrebbero inficiare l’aerodinamica. Liberatevi da pesi inutili (servono davvero le catene da neve a giugno?). Utilizzate lubrificanti a bassa viscosità
  3. Cambiate stile di guida: la guida agressiva è la madre del consumo elevato. Evitate accelerazioni fulminanti e frenate repentine. Fluite dolcemente nel traffico e lasciate abbastanza spazio tra voi e chi vi precede. Evitate di frenare e usate al massimo il freno-motore. Se c’è il rosso o una curva, togliete il piede dall’acceleratore e rallentate dolcemente: alla fine dovreste frenare comunque! Saltate le marce se la strada e le condizioni di carico della vettura lo consentono: passate direttamente dalla 3a alla 5a. Se siete in discesa, non accelerate immediatamente in partenza, ma lasciate che la forza di gravità vi dia una “spinta”. Sfruttate la scia di chi vi precede, trovando un giusto equilibrio tra efficienza aerodinamica e distanza di sicurezza; i veicoli alti (camion, fuoristrada) sono degli ottimi “paravento”.
  4. Il consiglio dei campioni di Hypermiling: guidare come se guidaste una bicicletta.

E quale miglior sistema per imparare se non… guidare una bicicletta?

Riflessioni della Domenica: la scelta

Cari Bloggers,

di recente ho realizzato una vetrina per liste nozze

Dal punto di vista tecnologico e del design ho realizzato il minimo possibile, che però ha il vantaggio di poter essere gestito in piena autonomia dal cliente, senza conoscenze informatiche specifiche.

Il riscontro è stato superiore ad ogni aspettativa: i clienti residenti all’estero e fuori da Mirabella Imbaccari, possono visionare l’articolo e acquistarlo tramite telefonata e bonifico; sia per loro che per il negoziante, questa novità è stata una piccola rivoluzione.

Ma la portata della rivoluzione mi è stata chiara nel momento in cui ho ricevuto una telefonata da parte di una persona che non trovava l’url per visionare la lista nozze.

Questa persona, di cui non facciamo il nome, lavora qui

Per chi non conoscesse Mirabella Imbaccari, la distanza che separa i due negozi è di circa… 12 metri

Questo banalissimo episodio, racchiude in se il cambiamento di un paradigma e apre al consumatore un ventaglio di scelte e opzioni pressochè illimitato: io posso scegliere se alzarmi e fare 10 passi per acquistare un regalo o stare comodamente seduto e sbrigare la faccenda con qualche click.

Da un punto di vista pratico, tutti i clienti sono sullo stesso piano, che si trovino a 12 metri o 2000 Km di distanza.

Lo stesso discorso si può estendere a quasi tutti i beni e servizi e il nostro concorrente non è più il vicino di casa o il confinante, ma un qualsiasi imprenditore in qualsiasi parte del mondo.

In realtà questa “perla di saggezza” da altre parti è una verità assodata da tempo, ma quando l’innovazione arriva anche in uno sperduto paesino della Sicilia, ancora orfano della banda larga, vuol dire che è arrivato il tempo di svegliarsi!

Malarazza

Cari Lettori,

oggi vorrei usare questo spazio per una riflessione personale.

Questo post doveva essere dedicato al campionato di calcio, che per me si è chiuso nel migliore dei modi (in quanto tifoso e simpatizzante di Inter e Catania) e sui vantaggi economici che può comportare avere una squadra di calcio nella massima serie.

Il mio ragionamento partiva da una premessa: il rispetto reciproco tra le tifoserie, che dovrebbe sfociare in un gemellaggio universale: tifosi che accolgono tifosi, gareggiando in ospitalità e non in ostilità.

Chi attraverserà il confine italico, potrebbe persino essere ospitato da una famiglia svizzera o austriaca in occasione dei prossimi europei di calcio (vedi http://www.sleep-in.ch).

Ma purtroppo sono dovuto tornare alla realtà quando la tifoseria del Catania si è ritrovata in massa a festeggiare in Piazza Europa e gli unici messaggi condivisi universalmente erano contro le forze dell’ordine e contro i palermitani.

Ma il mio umore era ancora positivo, anche perchè entro poche ore avrei incontrato un mio cliente tedesco, che per caso si trovava a Catania.

Questo cliente, un noto avvocato di Stoccarda, è in giro per il mediterraneo con la sua barca, con moglie e amici.

Un’ora prima dell’appuntamento mi chiama per confermare l’orario e mi dice che si trova nei pressi di Porta Garibaldi. Lo avviso di stare attento che quella zona non è delle più sicure, ma confidavo nel fatto che i ladri dovevano essere tutti a festeggiare il Catania.

Dopo mezz’ora mi richiama: pochi minuti dopo la nostra conversazione, sono stati derubati di tutto, compreso documenti, telefoni, telecamera.

La sera andiamo a sporgere denuncia alla questura e troviamo 2 giapponesi e una coppia di olandesi.

Tutti scippati. Stessa dinamica. Stessa zona. Stessa banda.

La polizia se ne esce con le solite giustificazioni: “noi li prendiamo e dopo 2 ore sono fuori”.

La scusa non regge: a New York, dove il livello di criminalità era molto superiore a Catania o Napoli, hanno risolto il problema mettendo i poliziotti proprio lì dove avvengono i crimini.

Da che mondo è mondo, prevenire è meglio che curare. Ma evidentemente è più comodo pattugliare Via Etnea che disturbare i “lavori” a San Cristoforo; fare scena con i venditori di borsette o CD taroccati è evidentemente prioritario rispetto a scippi e rapine.

Il danno per la nostra collettività è incalcolabile: il turista che racconterà delle sue vacanze, dovrà per forza raccontare della sua disavventura. E difficilmente consiglierà questa destinazione.

Ma noi non ce ne rendiamo conto e uno dopo l’altro, dissuadiamo chi ama la nostra terra a venirci a visitare.

Ogni scippo corrisponde ad un numero imprecisato di viaggi, pasti al ristorante, shopping, nottate in albergo, visite ai musei in meno, ed in definitiva, a posti di lavoro che perdiamo.

Per sempre.

Non credo più alla motivazione sociale ed economica (“rubo per mangiare”) di questa gente.

Adesso chi delinque, ostenta la propria ricchezza.

Se quello che è un motivo di vergogna, diventa motivo di orgoglio, è finita.

E in cuor mio dico: “è finita!”