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Landratsamt: l’assalto finale

Carissimi,

ieri è stato il grande giorno del battesimo della Twingo.

Dal punto di vista formale, bisognava trasferire la proprietà e reimmatricolare il veicolo nella mia provincia.

Mi avvio alle 10:30 e parcheggio un quarto d’ora dopo davanti al Landratsamt.

Entro e lo spettacolo che mi attende è meno incoraggiante del giorno precedente: la sala è piena e nel momento in cui prendo il biglietto, il display mi indica che ci sono 17 persone prima di me.

Mi siedo e leggo un giornale di cortesia (il Bild, versione cartacea di Studio Aperto).

La mia lettura viene disturbata dal continuo scampanellare del tabellone che indica i turni.

Guardo meglio e capisco il perchè: il Sabato, dato l’affollamento, ci sono 18 impiegati in 9 postazioni che smaltiscono la clientela.

Osservo meglio per capire il meccanismo: ogni sportello è gestito da 2 persone, dove la prima fa il “front office” e la seconda il “back office”, ossìa prepara materialmente i documenti.

Alle 11:01 è il mio turno. Saluto, squaderno il libretto di proprietà, quello di circolazione, il certificato del TÜV (collaudo tecnico) e il certificato AU (analisi gas di scarico), passaporto e il codice dell’assicurazione.

Digita il codice, compaiono tutti i miei dati, copia e incolla per il libretto e mi chiede se voglio una targa personalizzata. Aggiungendo € 10.50, posso scegliere la combinazione delle 2 lettere e 3 o 4 numeri finali.

Crepi l’avarizia: combino il mio nome con la mia data di nascita, che corrisponde anche alla data di acquisto dell’oggetto del desiderio.

Mi da la scheda per pagare il tutto; vado al terminale, pago € 40,50 con il bancomat, prendo la ricevuta e vado al negozio delle targhe. Le targhe costano € 16 (forse aveva sbagliato il giorno prima?) e ritorno all’ufficio, sportello “Ausgabe” (consegna).

Alle 11:14 minuti compare il mio numero (che è quello che ho utilizzato allo sportello precedente); le porgo le targhe, mi consegna i libretti (stampati ex-novo con i miei dati), mette i sigilli sulle targhe, mi fa firmare e mi augura un buon fine settimana.

Saluto, metto in saccoccia e auguro bene, salute, felicità e ricchezza a chiunque abbia contribuito a creare tale prodigio della burocrazia 😉

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Landratsamt contro Motorizzazione

Cari Bloggers,

dopo 3 mesi di emigrazione è venuto il momento di farmi un regalo: una bella Twingo prima serie.

L’oggetto del mio desiderio è una macchina di seconda mano, con un inghippo: è stata “abgemeldet”, ossìa cancellata dal P.R.A, quindi priva di targhe e impossibilitata a circolare.

Senza targhe non è possibile fare un giro di prova e chiamo il Landratsamt per sapere come fare.

Al terzo squillo risponde una signora che saluta “Landratsamt-Zulassungstelle-Nome e Cognome-Gutentag”.

Saluto e illustro la situazione. La signora dice che devo procurarmi delle targhe temporanee (dette “Kurzzeitkennzeichen”) e relativa assicurazione.

Chiamo l’assicurazione e spiego che devo comprare un’auto di seconda mano e che mi serve la copertura temporanea.

Inserisce i miei dati e mi da un codice alfanumerico di 7 cifre.

Secondo loro, con questo codice posso andare al Landratsamt e ritirare le targhe.

Il non avere nulla di scritto, firmato e timbrato in mano non mi lascia tranquillo, ma mi fido.

Arrivo alle 8 in punto (l’uffico apre alle 7!), ritiro il biglietto e il display mi dice che c’è una persona davanti a me.

L’uno si trasforma in uno zero nel momento in cui ritiro il biglietto dalla macchinetta e mi avvio verso lo sportello.

“Buongiorno, mi servono i “Kurzzeitkennzeichen”

“Passaporto e codice”

“Prego…il codice è xxxxxxx”

Inserisce il codice nel terminale e compaiono i miei dati. Confronta con il mio passaporto e pronuncia una delle mie frasi preferite della lingua teutonica: “Alles Klar” (“tutto a posto”)

Mi da una scheda tipo bancomat e mi spiega che devo pagare € 10.50 alla cassa automatica; con la ricevuta andare al negozio delle targhe e poi tornare da lei.

Inserisco la scheda, pago con il bancomat ed esce una ricevuta con il mio nome e il numero della targa.

Esco dal Landratsamt e mi trovo davanti 4 negozi specializzati nella produzione di targhe.

Uno scrive “targhe a 16 Euro”, dall’altra parte della strada “targhe a 8 Euro”.

Presumo che l’altro negozio intenda dire “8 Euro una, 16 davanti e dietro”, ma rischio e attraverso la strada.

Le do la ricevuta, compone le lettere e dopo 2 minuti ecco le mie targhe: 8 Euro la coppia!

Torno al Landratsamt, vado allo sportello per i ritiri e davanti a me c’è un impiegato della Volkswagen che deve vidimare 8 targhe.

Dopo pochi minuti arriva il mio turno, le do le targhe, mette il sigillo, mi fa firmare un modulo e mi saluta, augurandomi una buona giornata.

Controllo l’orologio e sono le 8:23.

Bedda Germania!

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Per fare un confronto:

Orari di apertura Catania: LUN / MER / VEN dalle ore 8.30 alle ore 11.40

Orari di apertura Böblingen: da Lunedì al Sabato ; Lun-Mer dalle 7:00 alle 13:00 ; Gio dalle 7:00 alle 18:00 ; Ven dalle 7:00 alle 12:00 ; Sabato dalle 8:00 alle 12:00

Per chiedere un’informazione telefonicamente: 095 7234983

Il telefono sta ancora squillando!

Pellegrinaggi…

Ravanello, patata, finocchietto selvatico, mais, riso, pomodoro, carota, cipolla, zucca…

Ortolano? Acqua…

Baccalà, pasta e fagioli, quattro formaggi…

Ristorante? Acqua…

Questi sono gusti di gelato che si possono trovare nell’angolo delle curiosità presso la Gelateria Matteo di Lancusi.

Il creatore di queste prodezze gastronomiche è Matteo Napoli, un giovane 83enne che ha rivoluzionato l’arte del gelato 40 anni fa.

Entrando nell’antro del goloso, si scopre un bar modesto, senza fronzoli o arredamento fashion.

La parete è piena di onorificenze, tra le quali spicca il titolo di Cavaliere del Lavoro (come Berlusconi), e una vetrina che lascia senza fiato. Oltre ai gusti “esotici”, abbiamo tutti i gusti tradizionali, nonchè frutti raramente visti in gelateria come il corbezzolo, pere sorbe, fico d’india…

Il banconista, oramai abituato alla curiosità della clientela, non lesina in assaggi.

La prima cosa che salta all’occhio (pardon, al palato!) è il gusto.

Facendo un’analisi organolettica obiettiva e razionale (cosa abbastanza difficile, perchè le papille gustative stanno già facendo la hola), si sente per la prima volta il gusto di ciò che si sta mangiando.

Un “banale” gelato alla vaniglia mi sbatte in faccia una realtà che ignoravo da 32 anni: in vita mia non avevo mai mangiato un gelato alla vaniglia.

Era vanillina, nome commerciale del 4-idrossi-3-metossibenzaldeide.

La vera vaniglia, il baccello scuro proveniente dal Madagascar, è un’altra cosa. E adesso lo so.

Il gelato di Matteo è dolce, ma al punto giusto. Generalmente dopo il gelato, c’è lo stimolo della sete. Qui niente. Forse che la hola si sia spostata dalle papille gustative all’ipotalamo…

Un’altra caratteristica di questa meraviglia è che non lascia un senso di pesantezza. E ne avrei ben donde, visto che in meno di un’ora, ho spazzato via almeno mezzo chilo di gelato.

A questo punto, dal laboratorio esce il Maestro. Sorride e saluta.

Vado subito al sodo: “Maestro, cosa ci mettete nel gelato?”

Don Matteo se ne esce con una premessa, in base alla quale lui si intrattiene volentieri a parlare con chi ha gli occhi lucidi, perchè sono un segno di felicità ed energia. I miei occhi illuminano tutta la costiera amalfitana, quindi passo l’esame.

Mi fa assaggiare il finocchietto selvatico.

Perfetto per chiudere un grande pasto…

Chiama una sua assistente e fa uscire dal congelatore dei sacchetti sigillati di finocchietto selvatico. Racconta con soddisfazione di averli raccolto in montagna.

Lo provoco: “ma per la frutta userete i semilavorati!”

Il Maestro sorride e mi mostra l’anticamera del laboratorio: solo frutta fresca, di prima qualità.

“Ma come mai il gelato è dolce al punto giusto e mi sento così leggero?”

So che sto bussando alla porta del quarto segreto di Fatima.

Il Maestro apre e si rompono le cataratte: mi racconta dei suoi esordi, di quando iniziò come garzone nelle più rinomate pasticcerie di Napoli, per concludere da direttore, quando percepiva uno stipendio di 50.000 lire alla settimana (anni 60). All’epoca, lasciare quel posto era una pazzia, ma lui sentiva il bisogno di esaltare l’arte del gelato, vista allora come una figliastra dell’arte pasticciera.

La teoria di Matteo può essere riassunta in 3 punti:

1) Niente grassi aggiunti: basta solo il latte fresco.

2) Solo frutta e verdure fresche ed aromi naturali.

3) Zucchero invertito. Solo su questo punto si potrebbe scrivere un capitolo a parte. Basti dire che tramite l’inverterasi del saccarosio, si ottiene un dolcificante più assimilabile e digeribile, che esalta il gusto senza coprirlo. A livello industriale, si utilizza l’acido cloridrico. Don Matteo utilizza esclusivamente succo di limone fresco e bicarbonato di sodio. Con una punta di orgoglio, il Maestro mi mostra i biglietti da visita dei suoi più grandi estimatori: politici, imprenditori. E poi un foglio ingiallito, datato 1968.

È la ricetta originale del suo zucchero invertito. Qualsiasi gelatiere venderebbe l’anima al diavolo per essere al mio posto e poter carpire quel segreto.

Un segreto che per un patto nè scritto e nè pronunciato tra me e il Maestro, rimarrà tale.

Ma il vero ingrediente segreto del gelato di Matteo è qualcosa che nessuno potrà mai copiare: l’amore.

L’amore che spinge un 83enne a girare montagne per raccogliere e selezionare i finocchietti migliori.

L’amore che non lo fa dormire se non ha assaggiato tutti i gusti prima di metterli in vetrina.

L’amore per lo sguardo pieno di gioia e gratitudine dei suoi clienti, che dopo aver provato il suo gelato, provano l’estasi culinaria.

Se vi trovate in Campania, aggiungete Lancusi nella lista dei posti da visitare.

Non ve ne pentirete. O forse si, perchè da quel giorno in poi, qualsiasi altro gelato sarà solamente una pallida imitazione del Gelato.

Munnezza è ricchezza

Napoli annega nella propria immondizia e non vede una via di uscita.

A Philadelphia, un’azienda paga i cittadini per avere i loro rifiuti

In passato abbiamo già parlato del ciclo dei rifiuti “single stream” che sta riscuotendo un enorme successo nei Paesi più avanzati, rendendo inutili e desueti discariche e inceneritori.

A Philadelphia questo concetto è stato portato alle estreme conseguenze da un’azienda privata che ha stretto un accordo con la municipalità.

Il concetto rivoluziona completamente il sistema di gestione e dello smaltimento dei rifiuti, introducendo una innovazione che sta facendo scuola: l’azienda paga i cittadini affinchè conferiscano i propri rifiuti riciclabili.

Il sistema è semplice: ogni famiglia riceve un bidone con un codice a barre di identificazione, dove vanno messi tutti i rifiuti riciclabili. Questo permette di aumentare la quota di riciclato perchè non esiste più il fastidio di dover separare i diversi materiali.

Ci penserà poi l’azienda a separare i materiali tramite un impianto automatizzato.

Periodicamente passa il camion della spazzatura che legge il codice a barre e pesa automaticamente il materiale conferito.

I dati vengono memorizzati e al raggiungimento di determinate soglie, vengono erogati dei buoni di acquisto spendibili in negozi convenzionati locali.

Adottando questo sistema, la quota del riciclato ha superato l’80% con un guadagno per tutti: i cittadini che non pagano più la tassa sui rifiuti e che guadagnano; il comune, che si libera del costo della gestione del ciclo dei rifiuti; i negozi locali convenzionati, che hanno un ritorno economico dai buoni-spesa; la ditta stessa che rivende il materiale riciclabile.

Anche Madre Natura ringrazia!

Intanto a Napoli, la camorra organizza combattimenti illegali tra topi di fogna.

Shop-ahead: il servizio di prenotazione pre-arrivo per turisti

Cari Lettori,

finita la campagna elettorale, cambiamo look e linea editoriale, aggiungendo altri contenuti, dal campo dell’imprenditoria, tecnologia, ecologia e curiosità.

Per inaugurare il nuovo corso, parleremo di un servizio che alcuni hotel internazionali offrono ai turisti.

Chi viaggia in aereo ha spesso il problema del peso dei bagagli e, soprattutto per famiglie con bambini, anche il volume degli stessi può causare degli inconvenienti (pensiamo a pannolini, creme, salviettine)

La catena alberghiera Jumeirah offre un servizio di shopping online che consente ai turisti di prenotare una serie di beni di uso comune (dai pannolini alle lamette, dalla crema abbronzante ai libri): l’albergo predispone gli articoli che il turista troverà nella propria stanza al suo arrivo e il turista potrà godersi la vacanza senza dover cercare supermercati e sobbarcarsi peso superfluo per il viaggio.

Questo tipo di servizio potrebbe essere implementato da qualsiasi hotel e B&B, costituendo una ulteriore fonte di guadagno e un servizio aggiuntivo al cliente.