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Ecofont: il font con i buchi

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Se state leggendo questo post, probabilmente possedete un PC.

Se possedete un PC, probabilmente avete anche una stampante.

Se avete una stampante, ogni tanto stamperete qualche testo, consumando carta e soprattutto inchiostro, che oltre ad essere molto inquinante, è particolarmente costoso.

La Spranq, un’agenzia di comunicazione olandese, ha creato un font ecologico (Ecofont), che non è altro che un set di caratteri bucherellati.

Pur mantenendo una ottima intelleggibilità dello scritto, si risparmia circa il 20% di inchiostro o toner sui testi stampati.

Il font è gratuito e può essere scaricato da qui

A caval donato…

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L’uomo che sussurrava alle capre

Un’azienda di San Francisco rivoluziona il settore della scerbatura

La California è nota per le sue aziende innovative nel settore High Tech, come Google, HP, Apple, etc.
Ma ci sono alcune start-up molto interessanti che potrebbero essere importate con successo in Sicilia, come www.citygrazing.com

Questa azienda ha sviluppato un approccio rivoluzionario per curare prati ed effettuare opere di scerbatura,  utilizzando un mezzo ipertecnologico: la capra!

Citygrazing ha riscosso un notevole successo e il funzionamento è abbastanza semplice: si contatta David Simon (detto “l’uomo che sussurrava alle capre”) che fatto il sopralluogo, recinta l’area da lavorare e porta le sue “operaie” sul posto.

I vantaggi sono molteplici: le capre fanno piazza pulita di ciò che trovano, concimano il terreno con i loro escrementi e mantengono l’equilibrio naturale, evitano l’uso di diserbanti, raggiungono i posti più impervi e l’operazione è più economica rispetto ai metodi tradizionali.

Citygrazing collabora con le amministrazioni pubbliche e le sono state appaltate opere di scerbatura nei bordi delle strade, aree industriali e superfici dismesse, discariche, etc.

In attesa che qualche nostro pastore si lasci ispirare dal collega americano e aggiunga un’altra area di business alla pastorizia classica, godiamoci la versione nostrana de “l’uomo che sussurrava alle galline”

Mi scappa la pipì…

Cari Bloggers,

così come il buon Dio è stato generoso con la Sicilia nel donarle sole e bel tempo, è stato altrettanto generoso con la Germania nel donarle pioggia ed acqua in abbondanza.

Stranamente i tedeschi, nonostante dispongano di riserve idriche pressochè inesauribili, sono molto tirchi con l’acqua. Ogni spreco viene visto come un sacrilegio e gli ingegneri teutonici sfruttano ogni possibilità per conservare l’oro blu.

Come se vivessero in provincia di Caltanisetta!

L’ultima frontiera del risparmio idrico è l’urinatoio privo di acqua.

Questo urinatoio, costruito in una resina “effetto loto”, è privo dello sciacquone.

Il sifone ha una struttura particolare che lascia defluire l’urina e sigilla il ritorno degli odori.

Il risultato è stupefacente: igiene assoluta, mancanza di odori o macchie.

E come effetto collaterale, ogni urinatoio ben frequentato (80 sciaquate al giorno), risparmia almeno 10.000 litri di acqua potabile all’anno.

Ma non spargete la notizia in provincia di Caltanisetta!

Motore di Jenbach e parco-biogas

Cosa farsene degli scarti dei cereali o dei rifiuti organici?

Il letame serve a qualcosa, oltre che a concimare?

A Penkun, una cittadina tedesca ai confini della Polonia, sorge il più grande parco-biogas al mondo.

Dall’esterno, sembra una normale azienda agricola, ma all’interno di essa lavorano incessantemente 40 motori di Jenbach da 500 KW, producendo 20 MW di corrente elettrica e 22 MW equivalenti in calore.

Quale carburante utilizzano i motori per produrre energia e calore?

Gas metano.

Ma non è gas proveniente dalla Russia o qualche Emirato Arabo. Il gas metano viene prodotto in loco, in enormi vasche metalliche, dove vengono fatti fermentare, in assenza di aria, resti di vegetali e letame.

Con 320.000 tonnellate di scarti vegetali (che possono benissimo essere sostituiti dalla frazione organica dei rifiuti urbani) e 60.000 tonnellate di letame, si produce energia pulita per 40.000 famiglie.

Lo scarto di lavorazione è un ottimo compost che viene utilizzato dagli agricoltori come fertilizzante naturale.

L’investimento totale è stato di 78 milioni di Euro e altri 5 parchi verranno costruiti in Germania nei prossimi anni, nonchè uno in India.

Il finanziamento, oltre che dai fondi pubblici specifici e dalle leggi sulle energie rinnovabili, è facilitato da fondi privati di investimento focalizzati sulle bioenergie, che danno una resa molto appetibile agli investitori.

Ipotizzando uno sfruttamento anche di metà delle capacità dell’impianto per lo smaltimento della frazione organica dei rifiuti urbani, considerando un prezzo di € 40/t, si potrebbe avere un reddito extra di circa € 5.000.000 all’anno.

L’impianto è scalabile e modulare, quindi si potrebbe iniziare in piccolo ed espanderlo nel corso degli anni.

C’è qualcuno in ascolto la fuori?

Hai voluto la bicicletta? Si, ma a pedalata assistita!

Stuttgart è considerata la capitale dello smog in Germania.

Il Sindaco vuole portare l’utilizzo della biciletta dal 7 al 20%.

Senza far affaticare i propri cittadini.

Come tutti sanno, il mezzo più economico ed ecologico per la mobilità individuale è la bicicletta, ma l’utilizzo della stessa, in città con dislivelli importanti, può essere difficoltoso e causare fastidiose sudate ascellari.

La quadratura del cerchio è data dal pedelec, ossìa la bicicletta a pedalata assistita elettricamente.

L’unico fattore deterrente è l’alto costo e la difficoltà di ricaricare la batteria se ci si ritrova lontani da casa.

Il Sindaco Wolfgang Schuster ha istituito una rete di stazioni dislocate in tutta la città, dove con un abbonamento mensile dal prezzo di € 10, gli utenti potranno affittare la bicicletta e utilizzarla a proprio piacimento, per poi riparcheggiarla nelle apposite stazioni di ricarica.

In questo modo, non ci sono limiti di percorso e di orari: 100 Km costano circa 30 centesimi di corrente elettrica, ad inquinamento 0.

In attesa che questa novità varchi i confini italici, non ci resta che goderci il traffico, lo smog e l’insostenibile prezzo della benzina!

Paglia nel serbatoio

Dalla paglia al gasolio: un’azienda tedesca rivoluziona il mercato dei biocarburanti

Correva l’anno 1925 quando due scienziati tedeschi, Franz Fischer e Hans Tropsch, riuscivano a convertire il carbone prima in gas e successivamente, mediante un processo catalitico, in carburante liquido.

Questa tecnologia, che ha visto il proprio apice durante la Germania nazista, è stata accantonata in tempi di petrolio a buon mercato, ma oggi sta ritornando prepotentemente alla ribalta.

La produzione di biodiesel partendo da oli vegetali destinati all’alimentazione umana, sta causando delle catastrofi ecologiche, poichè le coltivazioni di olio di palma e colza sottraggono superficie utile alla foresta e ad altre coltivazioni.

La direzione da seguire è quella di ottenere carburanti puliti da biomasse non destinate all’alimentazione, come gli scarti vegetali (legno, paglia, etc)

La Choren Industries (partecipata Shell), ha sviluppato un processo mediante il quale la biomassa viene convertita in carbone e successivamente in gasolio (SunDiesel).
Il prodotto di scarto della sintesi è un gas combustibile, che viene utilizzato per produrre energia tramite un cogeneratore.

La fase sperimentale si è conclusa con successo e adesso l’azienda si sta preparando al grande salto.

Da un lato si sono strette alleanze strategiche con grandi aziende automobilistiche (Daimler e Volkswagen), dall’altra con agricoltori che forniranno la materia prima.
In particolare, è stata selezionata una varietà di pioppo a crescita rapida che può essere tagliata ogni 3 anni (la pianta rimane e cresce nuovamente).
Ogni ettaro produrrà biomassa per una produzione che va da 2000 a 5000 litri di gasolio all’anno.

Il resto della produzione verrà assicurata dalla paglia rimanente dalla raccolta del grano.

Nel 2012, entrerà in produzione il primo impianto in vasta scala a Schwedt, dove già esiste una raffineria di petrolio.
Le attuali leggi prevedono una miscelazione di biocarburanti alla benzina e gasolio, quindi la vendita del prodotto è assicurata.

Producendo in loco, ci sarà una sinergia con la raffineria e la regione circostante, ad alta vocazione agricola.

L’investimento previsto è di circa 800 milioni di Euro, verranno prodotti 250 milioni di litri di biocarburante e verranno creati circa 100 posti di lavoro diretti e 600 nell’indotto (servizi e agricoltura)

Peccato che in Sicilia non ci siano nè raffinerie, nè tantomeno terreni che potrebbero fornire paglia e biomassa all’impianto…

Riflessione della Domenica

Cari Bloggers,

oggi avrei voluto scrivere un bel post sulla politica energetica italiana, sugli annunci del ministro Scajola, che proclama un ritorno al nucleare (quello di terza generazione, entro 10 anni, mentre gli altri stanno puntando sulla quarta generazione…oggi!)

Ma sono stato anticipato da un signore che ne sa più di me e forse, anche del ministro Scajola:

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

” Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.

Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.”

” Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.

“C’è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

“I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?

“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.