Blochin Cuius

La prossima bolla: il litio

Dicembre 13, 2008 · 2 Commenti

Premesso che:

  1. non sono un esperto
  2. ognuno investe i propri soldi secondo scienza e coscienza
  3. ognuno dovrebbe investire solo i soldi che non gli servono
  4. il presente post non è un invito ad investire ma solo una riflessione personale

Oggi voglio esercitarmi nella previsione di uno scenario economico-scientifico-finanziario che dovrebbe avvenire entro il 2010.

La storia della Borsa ci insegna che l’andamento degli indici è periodicamente caratterizzato da fasi di euforia e di depressione.

Le fasi di euforia sono dovute alla fede cieca nella moda del momento, che nella fase finale viene alimentata esclusivamente dal parco buoi.

Quando la bolla esplode, è sempre il parco buoi a subire le conseguenze più pesanti, ma passata la tempesta, altro giro altra corsa.

Adesso ci troviamo nella fase del disastro dove si vedono solo macerie, distruzione e morte.

Ancora il mercato non è stato depurato da tutte le scorie radioattive (vedi il comparto auto U.S.A e il settore delle carte di credito), ma adesso è il momento di prepararci per il prossimo giro, cercando di prevedere quello che sarà il prossimo cavallo di battaglia.

Una cosa è certa: il settore automobilistico è alle corde e in un momento storico dove i mercati occidentali sono saturi, l’unico cambiamento che può dare una scossa al mercato dell’auto è il passaggio dal motore a scoppio a quello elettrico, passando dalla fase intermedia dell’ibrido.

Quasi tutte le case automobilistiche hanno nel cassetto dei modelli ibridi che entreranno sul mercato nel 2009/2010.

Ogni casa automobilistica ha delle partnership pluriennali con le aziende produttrici di batterie e anche se ancora non ci è dato sapere quale azienda prevarrà sulle altre, una cosa è certa: almeno per i prossimi 5 anni, le batterie utilizzate nel settore automobilistico saranno basate sul litio.

Questo metallo alcalino è alla base di tutte le batterie ricaricabili moderne: cellulari computer portatili, macchine fotografiche, Ipod, etc.

Attualmente il rapporto tra domanda e offerta è equilibrato, ma già ci sono i primi segni premonitori che qualcosa sta cambiando: la SQM (Sociedad Quimica Minera de Chile), che da sola produce un terzo del litio a livello mondiale, ha di recente aumentato il prezzo del 25%.

Cosa succederà nel momento in cui entreranno in commercio le automobili che necessitano di batterie al litio?

Mentre una batteria di un cellulare pesa pochi grammi e quella di un laptop qualche centinaio di grammi, la batteria al litio di un ibrido leggero come la prossima Mercedes S 400 Blue Hybrid peserà 10 Kg.

Nella Smart elettrica siamo a 130 Kg.

E il battery pack della prossima GM Volt (ammesso che la GM sopravviva), ben 180 Kg.

Queste cifre lasciano presagire che nel momento in cui inizierà “l’elettrificazione” dell’automobile, ci sarà un aumento esponenziale della richiesta di batterie al litio e di conseguenza, del litio stesso.

E come ogni moda che si rispetti, tutti i media parleranno della scarsità di questo minerale, dei profitti stratosferici che i produttori incassano e di fortune fatte da chi ha investito in questo settore.

A questo punto, la trappola per il parco buoi sarà pronta e non ci resterà attendere che anche l’ennesima bolla scoppi.

Per riconoscere con buona approssimazione il momento in cui vendere, chiedere al vostro barista, barbiere o fruttivendolo di fiducia.

Ascoltate il loro consiglio e fate esattamente l’opposto!

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Multa

Dicembre 3, 2008 · 4 Commenti

Cari Bloggers,

una delle qualità leggendarie della Germania è il rispetto del codice della strada.

Al rosso ci si ferma, la pista ciclabile è per i ciclisti, le strisce pedonali sono sacre e si parcheggia solo nelle aree appositamente destinate allo scopo.

Purtroppo non ho rispettato l’ultimo punto e ho beccato una multa di 25 Euro.

Ma anche nella multa c’è un aspetto antropologico da analizzare: sul pizzino è spiegato con dettaglio cosa ho fatto, come, dove, a che ora e in che posizione erano le mie ruote, annotata tramite il rilevamento dell’angolo delle valvole dei pneumatici.

Questo serve a dimostrare l’infrazione nei casi di divieto di sosta o di parcheggio oltre l’orario consentito, dove la rilevazione viene fatta 2 volte nell’arco di 5 minuti.

Metti che qualcuno esce, fa il giro e riparcheggia nello stesso e identico punto (e quindi il tempo utile riparte da zero)…

La parte più bella è la nota riguardante l’eventuale ricorso: “Caro automobilista, se non sei d’accordo con questa multa, puoi visitarci nei nostri uffici dalle 8:30 alle 18:00, oppure inviarci una email a verkehrsueberwachung@stuttgart.de. Le sarà inviato un questionario dove potrà chiarire dettagliatamente la Sua posizione sul fatto contestato”

Fare un ricorso via email, senza raccomandate, senza avvocato, senza fare file…

Nel mio caso, visto che ho torto, pago tramite online banking, augurando alla multatrice 25 € di medicine contro il mal di pancia.

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Terzo Mondo?

Novembre 20, 2008 · 1 Commento

Cari Bloggers,

molti di voi conosceranno il commercio equo e solidale.

Per commercio “equo e solidale” si intende una forma di commercio che garantisce ai produttori dei Paesi sottosviluppati un salario minimo e il rispetto delle norme sulla sicurezza.

Questo per evitare delle forme di sfruttamento e permettere una vita dignitosa a persone altrimenti vittime di voraci commercianti che pur di massimizzare i profitti, non si fanno scrupoli a lasciare intere popolazioni nell’indigenza.

A San Francisco, la catena di cosmetici naturali “Body Shop” ha pubblicato questo manifesto, dove la ditta si pregia di acquistare l’estratto di bergamotto tramite il canale del commercio equo e solidale.

Da quale Paese del Terzo Mondo proviene l’estratto di bergamotto?
Quale popolazione usufruisce della protezione del “Community Trade”?

Burundi? Burkina Faso? Ghana? Guatemala? Bangladesh?

Leggete bene il manifesto!

fourthworld

Foto di Nick Turner

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Landratsamt: l’assalto finale

Novembre 16, 2008 · 3 Commenti

Carissimi,

ieri è stato il grande giorno del battesimo della Twingo.

Dal punto di vista formale, bisognava trasferire la proprietà e reimmatricolare il veicolo nella mia provincia.

Mi avvio alle 10:30 e parcheggio un quarto d’ora dopo davanti al Landratsamt.

Entro e lo spettacolo che mi attende è meno incoraggiante del giorno precedente: la sala è piena e nel momento in cui prendo il biglietto, il display mi indica che ci sono 17 persone prima di me.

Mi siedo e leggo un giornale di cortesia (il Bild, versione cartacea di Studio Aperto).

La mia lettura viene disturbata dal continuo scampanellare del tabellone che indica i turni.

Guardo meglio e capisco il perchè: il Sabato, dato l’affollamento, ci sono 18 impiegati in 9 postazioni che smaltiscono la clientela.

Osservo meglio per capire il meccanismo: ogni sportello è gestito da 2 persone, dove la prima fa il “front office” e la seconda il “back office”, ossìa prepara materialmente i documenti.

Alle 11:01 è il mio turno. Saluto, squaderno il libretto di proprietà, quello di circolazione, il certificato del TÜV (collaudo tecnico) e il certificato AU (analisi gas di scarico), passaporto e il codice dell’assicurazione.

Digita il codice, compaiono tutti i miei dati, copia e incolla per il libretto e mi chiede se voglio una targa personalizzata. Aggiungendo € 10.50, posso scegliere la combinazione delle 2 lettere e 3 o 4 numeri finali.

Crepi l’avarizia: combino il mio nome con la mia data di nascita, che corrisponde anche alla data di acquisto dell’oggetto del desiderio.

Mi da la scheda per pagare il tutto; vado al terminale, pago € 40,50 con il bancomat, prendo la ricevuta e vado al negozio delle targhe. Le targhe costano € 16 (forse aveva sbagliato il giorno prima?) e ritorno all’ufficio, sportello “Ausgabe” (consegna).

Alle 11:14 minuti compare il mio numero (che è quello che ho utilizzato allo sportello precedente); le porgo le targhe, mi consegna i libretti (stampati ex-novo con i miei dati), mette i sigilli sulle targhe, mi fa firmare e mi augura un buon fine settimana.

Saluto, metto in saccoccia e auguro bene, salute, felicità e ricchezza a chiunque abbia contribuito a creare tale prodigio della burocrazia ;-)

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Landratsamt contro Motorizzazione

Novembre 14, 2008 · 7 Commenti

Cari Bloggers,

dopo 3 mesi di emigrazione è venuto il momento di farmi un regalo: una bella Twingo prima serie.

L’oggetto del mio desiderio è una macchina di seconda mano, con un inghippo: è stata “abgemeldet”, ossìa cancellata dal P.R.A, quindi priva di targhe e impossibilitata a circolare.

Senza targhe non è possibile fare un giro di prova e chiamo il Landratsamt per sapere come fare.

Al terzo squillo risponde una signora che saluta “Landratsamt-Zulassungstelle-Nome e Cognome-Gutentag”.

Saluto e illustro la situazione. La signora dice che devo procurarmi delle targhe temporanee (dette “Kurzzeitkennzeichen”) e relativa assicurazione.

Chiamo l’assicurazione e spiego che devo comprare un’auto di seconda mano e che mi serve la copertura temporanea.

Inserisce i miei dati e mi da un codice alfanumerico di 7 cifre.

Secondo loro, con questo codice posso andare al Landratsamt e ritirare le targhe.

Il non avere nulla di scritto, firmato e timbrato in mano non mi lascia tranquillo, ma mi fido.

Arrivo alle 8 in punto (l’uffico apre alle 7!), ritiro il biglietto e il display mi dice che c’è una persona davanti a me.

L’uno si trasforma in uno zero nel momento in cui ritiro il biglietto dalla macchinetta e mi avvio verso lo sportello.

“Buongiorno, mi servono i “Kurzzeitkennzeichen”

“Passaporto e codice”

“Prego…il codice è xxxxxxx”

Inserisce il codice nel terminale e compaiono i miei dati. Confronta con il mio passaporto e pronuncia una delle mie frasi preferite della lingua teutonica: “Alles Klar” (“tutto a posto”)

Mi da una scheda tipo bancomat e mi spiega che devo pagare € 10.50 alla cassa automatica; con la ricevuta andare al negozio delle targhe e poi tornare da lei.

Inserisco la scheda, pago con il bancomat ed esce una ricevuta con il mio nome e il numero della targa.

Esco dal Landratsamt e mi trovo davanti 4 negozi specializzati nella produzione di targhe.

Uno scrive “targhe a 16 Euro”, dall’altra parte della strada “targhe a 8 Euro”.

Presumo che l’altro negozio intenda dire “8 Euro una, 16 davanti e dietro”, ma rischio e attraverso la strada.

Le do la ricevuta, compone le lettere e dopo 2 minuti ecco le mie targhe: 8 Euro la coppia!

Torno al Landratsamt, vado allo sportello per i ritiri e davanti a me c’è un impiegato della Volkswagen che deve vidimare 8 targhe.

Dopo pochi minuti arriva il mio turno, le do le targhe, mette il sigillo, mi fa firmare un modulo e mi saluta, augurandomi una buona giornata.

Controllo l’orologio e sono le 8:23.

Bedda Germania!

—————————

Per fare un confronto:

Orari di apertura Catania: LUN / MER / VEN dalle ore 8.30 alle ore 11.40

Orari di apertura Böblingen: da Lunedì al Sabato ; Lun-Mer dalle 7:00 alle 13:00 ; Gio dalle 7:00 alle 18:00 ; Ven dalle 7:00 alle 12:00 ; Sabato dalle 8:00 alle 12:00

Per chiedere un’informazione telefonicamente: 095 7234983

Il telefono sta ancora squillando!

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L’uomo che sussurrava alle capre

Novembre 11, 2008 · Lascia un Commento

Un’azienda di San Francisco rivoluziona il settore della scerbatura

La California è nota per le sue aziende innovative nel settore High Tech, come Google, HP, Apple, etc.
Ma ci sono alcune start-up molto interessanti che potrebbero essere importate con successo in Sicilia, come www.citygrazing.com

Questa azienda ha sviluppato un approccio rivoluzionario per curare prati ed effettuare opere di scerbatura,  utilizzando un mezzo ipertecnologico: la capra!

Citygrazing ha riscosso un notevole successo e il funzionamento è abbastanza semplice: si contatta David Simon (detto “l’uomo che sussurrava alle capre”) che fatto il sopralluogo, recinta l’area da lavorare e porta le sue “operaie” sul posto.

I vantaggi sono molteplici: le capre fanno piazza pulita di ciò che trovano, concimano il terreno con i loro escrementi e mantengono l’equilibrio naturale, evitano l’uso di diserbanti, raggiungono i posti più impervi e l’operazione è più economica rispetto ai metodi tradizionali.

Citygrazing collabora con le amministrazioni pubbliche e le sono state appaltate opere di scerbatura nei bordi delle strade, aree industriali e superfici dismesse, discariche, etc.

In attesa che qualche nostro pastore si lasci ispirare dal collega americano e aggiunga un’altra area di business alla pastorizia classica, godiamoci la versione nostrana de “l’uomo che sussurrava alle galline”

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Mi scappa la pipì…

Ottobre 19, 2008 · 3 Commenti

Cari Bloggers,

così come il buon Dio è stato generoso con la Sicilia nel donarle sole e bel tempo, è stato altrettanto generoso con la Germania nel donarle pioggia ed acqua in abbondanza.

Stranamente i tedeschi, nonostante dispongano di riserve idriche pressochè inesauribili, sono molto tirchi con l’acqua. Ogni spreco viene visto come un sacrilegio e gli ingegneri teutonici sfruttano ogni possibilità per conservare l’oro blu.

Come se vivessero in provincia di Caltanisetta!

L’ultima frontiera del risparmio idrico è l’urinatoio privo di acqua.

Questo urinatoio, costruito in una resina “effetto loto”, è privo dello sciacquone.

Il sifone ha una struttura particolare che lascia defluire l’urina e sigilla il ritorno degli odori.

Il risultato è stupefacente: igiene assoluta, mancanza di odori o macchie.

E come effetto collaterale, ogni urinatoio ben frequentato (80 sciaquate al giorno), risparmia almeno 10.000 litri di acqua potabile all’anno.

Ma non spargete la notizia in provincia di Caltanisetta!

→ 3 CommentiCategorie: ambiente
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Liotru in vendita

Settembre 19, 2008 · 29 Commenti

Cari Bloggers,

il dissesto finanziario di Catania angoscia tutti i catanesi, i creditori dell’ente, nonchè chiunque ami la città etnea.

Personalmente sono molto legato a Catania perchè vi ho frequentato l’università, ho conosciuto tante persone che stimo e voglio bene, e soffro nel vedere una città in rovina.

Ho pensato di lanciare una provocazione scherzosa ma amara: sulla falsariga di “Toto’Truffa ‘62″, ho messo all’asta il Liotru su Ebay.

L’asta ha avuto un enorme successo ed è arrivata a oltre 60.000 Euro in poche ore. (in basso uno screenshot dell’ultima offerta)

Sono stato contattato da diversi giornalisti che si sono complimentati dell’idea; evidentemente lo scherzo non è piaciuto a tutti e un giornalista mi ha comunicato che la polizia postale sta indagando.

Sono quasi onorato di tanta attenzione e visto che non ho nulla da nascondere, ho telefonato alla polizia postale di Catania per “costituirmi”.

Non mi ha risposto nessuno.

Comunque se mi cercate, sono stato io.

Non sprecate tempo in indagini e rogatorie internazionali: mandate un’email e sarà mio piacere rispondere alle vostre domande.

Saluti dalla Germania,

Blochin Cuius

liotru-ultima-offerta1

P.S: ll testo integrale dell’asta

Causa dissesto finanziario, vendesi statua raffigurante un elefante, conosciuta come “U Liotru”.

Il basamento è formato da un piedistallo di marmo bianco situato al centro di una vasca, anch’essa in marmo, in cui cadono dei getti d’acqua che fuoriescono dal basamento. Sul basamento due sculture riproducono i due fiumi di Catania, il Simeto e l’Amenano. Al di sopra si trova la statua dell’elefante, rivolto con la proboscide verso la Cattedrale di Sant’Agata. Questa statua è di epoca romana ed è stata realizzata con più blocchi assemblati di pietra lavica. Ai lati dell’elefante cade una gualdrappa marmorea sulla quale sono incisi gli stemmi di Sant’Agata, patrona di Catania.

Sulla schiena del mammifero è stato collocato un obelisco egittizzante. Alto 3,61 metri, è stato realizzato in granito e ha una forma ottagonale. Vi sono incise delle figure decorative di stile egizio, ma non geroglifici. Sulla parte sommitale dell’obelisco sono stati montati un globo, circondato da una corona di foglie di palma e ulivo (alcune fonti riportano palma e gigli), più sopra una tavoletta metallica su cui vi è l’iscrizione dedicata a Sant’Agata MSSHDPL («Mente sana e sincera, per l’onore di Dio e per la liberazione della sua patria»), e infine una croce.

Questa splendida opera d’arte, realizzata da Vaccarini nell’ambito della ricostruzione della città etnea dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693, sarà motivo di vanto e invidia per il vostro vicinato.
Che sia il Vostro giardino, cortile interno o salotto: il Liotru, con la sua eleganza senza tempo, potrà essere integrato in qualsiasi contesto architettonico.
Il vincitore dell’offerta, per un prezzo superiore ai 100.000.000 di Euro, verrà proclamato co-patrono della città di Catania e portato in trionfo durante i festeggiamenti di Sant’Agata.

La somma va versata alla tesoreria del Comune di Catania. Le coordinate bancarie verranno inviate al vincitore dell’asta entro 24 ore dalla conclusione della stessa.”

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W gli Sposi!

Settembre 14, 2008 · Lascia un Commento

Cari Nat&Tom,

avevo pensato di scrivere un post memorabile per farvi degli auguri che rimarranno in eterno sul web.

Ma poi ho pensato: “n’avumu vistu tanti curazzi e magarazzi”

Spero di poter sempre far parte della vostra vita, come voi della mia, e che il futuro vi riservi le più grandi soddisfazioni.

@Natascia: impara a cucinare e fare la fimmina di casa!

@Tommaso: te lo dico in privato ;-)

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Pellegrinaggi…

Agosto 31, 2008 · 1 Commento

Ravanello, patata, finocchietto selvatico, mais, riso, pomodoro, carota, cipolla, zucca…

Ortolano? Acqua…

Baccalà, pasta e fagioli, quattro formaggi…

Ristorante? Acqua…

Questi sono gusti di gelato che si possono trovare nell’angolo delle curiosità presso la Gelateria Matteo di Lancusi.

Il creatore di queste prodezze gastronomiche è Matteo Napoli, un giovane 83enne che ha rivoluzionato l’arte del gelato 40 anni fa.

Entrando nell’antro del goloso, si scopre un bar modesto, senza fronzoli o arredamento fashion.

La parete è piena di onorificenze, tra le quali spicca il titolo di Cavaliere del Lavoro (come Berlusconi), e una vetrina che lascia senza fiato. Oltre ai gusti “esotici”, abbiamo tutti i gusti tradizionali, nonchè frutti raramente visti in gelateria come il corbezzolo, pere sorbe, fico d’india…

Il banconista, oramai abituato alla curiosità della clientela, non lesina in assaggi.

La prima cosa che salta all’occhio (pardon, al palato!) è il gusto.

Facendo un’analisi organolettica obiettiva e razionale (cosa abbastanza difficile, perchè le papille gustative stanno già facendo la hola), si sente per la prima volta il gusto di ciò che si sta mangiando.

Un “banale” gelato alla vaniglia mi sbatte in faccia una realtà che ignoravo da 32 anni: in vita mia non avevo mai mangiato un gelato alla vaniglia.

Era vanillina, nome commerciale del 4-idrossi-3-metossibenzaldeide.

La vera vaniglia, il baccello scuro proveniente dal Madagascar, è un’altra cosa. E adesso lo so.

Il gelato di Matteo è dolce, ma al punto giusto. Generalmente dopo il gelato, c’è lo stimolo della sete. Qui niente. Forse che la hola si sia spostata dalle papille gustative all’ipotalamo…

Un’altra caratteristica di questa meraviglia è che non lascia un senso di pesantezza. E ne avrei ben donde, visto che in meno di un’ora, ho spazzato via almeno mezzo chilo di gelato.

A questo punto, dal laboratorio esce il Maestro. Sorride e saluta.

Vado subito al sodo: “Maestro, cosa ci mettete nel gelato?”

Don Matteo se ne esce con una premessa, in base alla quale lui si intrattiene volentieri a parlare con chi ha gli occhi lucidi, perchè sono un segno di felicità ed energia. I miei occhi illuminano tutta la costiera amalfitana, quindi passo l’esame.

Mi fa assaggiare il finocchietto selvatico.

Perfetto per chiudere un grande pasto…

Chiama una sua assistente e fa uscire dal congelatore dei sacchetti sigillati di finocchietto selvatico. Racconta con soddisfazione di averli raccolto in montagna.

Lo provoco: “ma per la frutta userete i semilavorati!”

Il Maestro sorride e mi mostra l’anticamera del laboratorio: solo frutta fresca, di prima qualità.

“Ma come mai il gelato è dolce al punto giusto e mi sento così leggero?”

So che sto bussando alla porta del quarto segreto di Fatima.

Il Maestro apre e si rompono le cataratte: mi racconta dei suoi esordi, di quando iniziò come garzone nelle più rinomate pasticcerie di Napoli, per concludere da direttore, quando percepiva uno stipendio di 50.000 lire alla settimana (anni 60). All’epoca, lasciare quel posto era una pazzia, ma lui sentiva il bisogno di esaltare l’arte del gelato, vista allora come una figliastra dell’arte pasticciera.

La teoria di Matteo può essere riassunta in 3 punti:

1) Niente grassi aggiunti: basta solo il latte fresco.

2) Solo frutta e verdure fresche ed aromi naturali.

3) Zucchero invertito. Solo su questo punto si potrebbe scrivere un capitolo a parte. Basti dire che tramite l’inverterasi del saccarosio, si ottiene un dolcificante più assimilabile e digeribile, che esalta il gusto senza coprirlo. A livello industriale, si utilizza l’acido cloridrico. Don Matteo utilizza esclusivamente succo di limone fresco e bicarbonato di sodio. Con una punta di orgoglio, il Maestro mi mostra i biglietti da visita dei suoi più grandi estimatori: politici, imprenditori. E poi un foglio ingiallito, datato 1968.

È la ricetta originale del suo zucchero invertito. Qualsiasi gelatiere venderebbe l’anima al diavolo per essere al mio posto e poter carpire quel segreto.

Un segreto che per un patto nè scritto e nè pronunciato tra me e il Maestro, rimarrà tale.

Ma il vero ingrediente segreto del gelato di Matteo è qualcosa che nessuno potrà mai copiare: l’amore.

L’amore che spinge un 83enne a girare montagne per raccogliere e selezionare i finocchietti migliori.

L’amore che non lo fa dormire se non ha assaggiato tutti i gusti prima di metterli in vetrina.

L’amore per lo sguardo pieno di gioia e gratitudine dei suoi clienti, che dopo aver provato il suo gelato, provano l’estasi culinaria.

Se vi trovate in Campania, aggiungete Lancusi nella lista dei posti da visitare.

Non ve ne pentirete. O forse si, perchè da quel giorno in poi, qualsiasi altro gelato sarà solamente una pallida imitazione del Gelato.

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