Blochin Cuius

Post da Agosto 2008

Pellegrinaggi…

Agosto 31, 2008 · 1 Commento

Ravanello, patata, finocchietto selvatico, mais, riso, pomodoro, carota, cipolla, zucca…

Ortolano? Acqua…

Baccalà, pasta e fagioli, quattro formaggi…

Ristorante? Acqua…

Questi sono gusti di gelato che si possono trovare nell’angolo delle curiosità presso la Gelateria Matteo di Lancusi.

Il creatore di queste prodezze gastronomiche è Matteo Napoli, un giovane 83enne che ha rivoluzionato l’arte del gelato 40 anni fa.

Entrando nell’antro del goloso, si scopre un bar modesto, senza fronzoli o arredamento fashion.

La parete è piena di onorificenze, tra le quali spicca il titolo di Cavaliere del Lavoro (come Berlusconi), e una vetrina che lascia senza fiato. Oltre ai gusti “esotici”, abbiamo tutti i gusti tradizionali, nonchè frutti raramente visti in gelateria come il corbezzolo, pere sorbe, fico d’india…

Il banconista, oramai abituato alla curiosità della clientela, non lesina in assaggi.

La prima cosa che salta all’occhio (pardon, al palato!) è il gusto.

Facendo un’analisi organolettica obiettiva e razionale (cosa abbastanza difficile, perchè le papille gustative stanno già facendo la hola), si sente per la prima volta il gusto di ciò che si sta mangiando.

Un “banale” gelato alla vaniglia mi sbatte in faccia una realtà che ignoravo da 32 anni: in vita mia non avevo mai mangiato un gelato alla vaniglia.

Era vanillina, nome commerciale del 4-idrossi-3-metossibenzaldeide.

La vera vaniglia, il baccello scuro proveniente dal Madagascar, è un’altra cosa. E adesso lo so.

Il gelato di Matteo è dolce, ma al punto giusto. Generalmente dopo il gelato, c’è lo stimolo della sete. Qui niente. Forse che la hola si sia spostata dalle papille gustative all’ipotalamo…

Un’altra caratteristica di questa meraviglia è che non lascia un senso di pesantezza. E ne avrei ben donde, visto che in meno di un’ora, ho spazzato via almeno mezzo chilo di gelato.

A questo punto, dal laboratorio esce il Maestro. Sorride e saluta.

Vado subito al sodo: “Maestro, cosa ci mettete nel gelato?”

Don Matteo se ne esce con una premessa, in base alla quale lui si intrattiene volentieri a parlare con chi ha gli occhi lucidi, perchè sono un segno di felicità ed energia. I miei occhi illuminano tutta la costiera amalfitana, quindi passo l’esame.

Mi fa assaggiare il finocchietto selvatico.

Perfetto per chiudere un grande pasto…

Chiama una sua assistente e fa uscire dal congelatore dei sacchetti sigillati di finocchietto selvatico. Racconta con soddisfazione di averli raccolto in montagna.

Lo provoco: “ma per la frutta userete i semilavorati!”

Il Maestro sorride e mi mostra l’anticamera del laboratorio: solo frutta fresca, di prima qualità.

“Ma come mai il gelato è dolce al punto giusto e mi sento così leggero?”

So che sto bussando alla porta del quarto segreto di Fatima.

Il Maestro apre e si rompono le cataratte: mi racconta dei suoi esordi, di quando iniziò come garzone nelle più rinomate pasticcerie di Napoli, per concludere da direttore, quando percepiva uno stipendio di 50.000 lire alla settimana (anni 60). All’epoca, lasciare quel posto era una pazzia, ma lui sentiva il bisogno di esaltare l’arte del gelato, vista allora come una figliastra dell’arte pasticciera.

La teoria di Matteo può essere riassunta in 3 punti:

1) Niente grassi aggiunti: basta solo il latte fresco.

2) Solo frutta e verdure fresche ed aromi naturali.

3) Zucchero invertito. Solo su questo punto si potrebbe scrivere un capitolo a parte. Basti dire che tramite l’inverterasi del saccarosio, si ottiene un dolcificante più assimilabile e digeribile, che esalta il gusto senza coprirlo. A livello industriale, si utilizza l’acido cloridrico. Don Matteo utilizza esclusivamente succo di limone fresco e bicarbonato di sodio. Con una punta di orgoglio, il Maestro mi mostra i biglietti da visita dei suoi più grandi estimatori: politici, imprenditori. E poi un foglio ingiallito, datato 1968.

È la ricetta originale del suo zucchero invertito. Qualsiasi gelatiere venderebbe l’anima al diavolo per essere al mio posto e poter carpire quel segreto.

Un segreto che per un patto nè scritto e nè pronunciato tra me e il Maestro, rimarrà tale.

Ma il vero ingrediente segreto del gelato di Matteo è qualcosa che nessuno potrà mai copiare: l’amore.

L’amore che spinge un 83enne a girare montagne per raccogliere e selezionare i finocchietti migliori.

L’amore che non lo fa dormire se non ha assaggiato tutti i gusti prima di metterli in vetrina.

L’amore per lo sguardo pieno di gioia e gratitudine dei suoi clienti, che dopo aver provato il suo gelato, provano l’estasi culinaria.

Se vi trovate in Campania, aggiungete Lancusi nella lista dei posti da visitare.

Non ve ne pentirete. O forse si, perchè da quel giorno in poi, qualsiasi altro gelato sarà solamente una pallida imitazione del Gelato.

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AOK vs ASL

Agosto 25, 2008 · 7 Commenti

La Germania è per me una seconda patria. Ma per la Germania io sono un immigrato EU.
Come uno spagnolo, un greco, un francese o un maltese.

In quanto lavoratore dipendente, ho l’obbligo di avere un’assicurazione sanitaria.
La Germania offre due opzioni: assicurazione privata o pubblica.

Io scelgo quella pubblica e mi reco all’AOK (la nostra ASL) per registrarmi.

Ore 8:07.
Entro e alla mia destra c’è un salone con 6 postazioni numerate e 6 dipendenti.

La prima impiegata che incrocia il mio sguardo mi invita alla sua scrivania.
Mi siedo.

Lei: Bitteschön!
Io: Dal primo Agosto lavoro come dipendente presso xxx e vorrei registrarmi all’AOK.
Lei: Come si chiama?
Io: Blochin Cuius. B L O C H I N C U I U S.
Lei: Nato?
Io: xx.xx.1975
Lei: Attenda un attimo (si alza e va verso un altro terminale. Digita i miei dati. Stampa un foglio. Torna. Mi da il foglio). Questo è il suo numero di assicurazione e questa è la scheda provvisoria (stampata sul foglio e coi bordi ritagliati, così la posso staccare facilmente). Ha una foto? Serve per la scheda.
Io: (controllo nel portafoglio…) Ecco qui: versione 2004, va bene?
Lei: (guarda e sorride…) Perfekt! Metta una firma qui!
Io: (firmo e giro il foglio) Bitteschön!
Lei: La scheda definitiva le arriverà a casa entro 14 giorni.
Io: abbiamo finito?
Lei: Si. Grazie e arrivederci.
Io: U signuri tu renna!
Lei: wie bitte?
Io: le auguro una buona giornata!

Sono le 8:18

Quando riemigrerò verso l’Italia, vi racconterò della stessa procedura presso la ASL.

Ma se ne sapete di più, scrivete della vostra esperienza nella sezione commenti!

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La Raccomandata

Agosto 7, 2008 · 5 Commenti

Cari Bloggers,

L’emigrante, di qualsiasi nazione, sesso e religione, è condannato al perpetuo confronto tra Patria e nazione ospitante.
Noi italiani abbiamo un campo dove difficilmente perdiamo la partita: il cibo.

Che si tratti della cottura della pasta, della consistenza del gelato, del gusto del sugo, se non è il primo posto, ci tocca almeno
una gloriosa posizione sul podio.

Purtroppo esistono dei settori dove il podio lo vediamo da lontano, soprattutto quando ci dobbiamo confrontare con i nostri fratelli teutonici
nel vasto campo della burocrazia e dei servizi pubblici.

Uno dei settori dove l’Italia è migliorata tantissimo è quello delle poste. A detta degli addetti ai lavori, siamo quasi a livelli europei.

Ma cosa vuol dire “quasi”?

Per quantificare la differenza, basta effettuare la stessa operazione in Italia e in Germania.

Ipotizziamo di spedire 4 raccomandate, senza ricevuta di ritorno.

Scenario Italia: entri alla posta alle 11:30, ritiri il biglietto. Davanti a te ci sono 10 persone. Salti la fila e chiedi allo sportellista se ti da 5 moduli per raccomandata (uno in più anzi che sbagli).
Ti accomodi sul tavolino rotondo per compilare i moduli. Il tavolino è instabile e c’è sempre qualcuno che inavvertitamente si appoggia o urta il tavolo.
La scrittura sarà leggibile?
La posta è piena perchè oggi è il giorno della pensione e, contemporaneamente, del pagamento di qualche bolletta.
Sono le 12:00 e ancora ci sono 4 persone davanti a te. Ecco che la fila rallenta perchè una signora ha sbagliato a compilare il modulo. I minuti passano.
Sono le 12:15. Le 12:25. Le 12:45 È il tuo turno. Sono le 13:00.

Fatta!

Scenario Germania: vai alla posta. Anzi no, perchè tanti negozi sono convenzionati con la posta e offrono tutti i servizi della stessa. Vado dal giornalaio sotto casa. Entro e saluto. La commessa è da sola e si annoia. Sono le 11:30. Arrivo al banco e dico “raccomandate semplici”. Niente moduli da compilare. Lei mette un adesivo con il codice a barre su ogni lettera. Scannerizza il codice e inserisce il CAP. Fanno 8 e 80. Ecco la ricevuta. Arrivederci e grazie. Sono le 11:32

E adesso che faccio con un’ora e mezzo in più della mia vita?

Categorie: Differenze Italia-Estero
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