Blochin Cuius

Post da Maggio 2008

Paglia nel serbatoio

Maggio 30, 2008 · 6 Commenti

Dalla paglia al gasolio: un’azienda tedesca rivoluziona il mercato dei biocarburanti

Correva l’anno 1925 quando due scienziati tedeschi, Franz Fischer e Hans Tropsch, riuscivano a convertire il carbone prima in gas e successivamente, mediante un processo catalitico, in carburante liquido.

Questa tecnologia, che ha visto il proprio apice durante la Germania nazista, è stata accantonata in tempi di petrolio a buon mercato, ma oggi sta ritornando prepotentemente alla ribalta.

La produzione di biodiesel partendo da oli vegetali destinati all’alimentazione umana, sta causando delle catastrofi ecologiche, poichè le coltivazioni di olio di palma e colza sottraggono superficie utile alla foresta e ad altre coltivazioni.

La direzione da seguire è quella di ottenere carburanti puliti da biomasse non destinate all’alimentazione, come gli scarti vegetali (legno, paglia, etc)

La Choren Industries (partecipata Shell), ha sviluppato un processo mediante il quale la biomassa viene convertita in carbone e successivamente in gasolio (SunDiesel).
Il prodotto di scarto della sintesi è un gas combustibile, che viene utilizzato per produrre energia tramite un cogeneratore.

La fase sperimentale si è conclusa con successo e adesso l’azienda si sta preparando al grande salto.

Da un lato si sono strette alleanze strategiche con grandi aziende automobilistiche (Daimler e Volkswagen), dall’altra con agricoltori che forniranno la materia prima.
In particolare, è stata selezionata una varietà di pioppo a crescita rapida che può essere tagliata ogni 3 anni (la pianta rimane e cresce nuovamente).
Ogni ettaro produrrà biomassa per una produzione che va da 2000 a 5000 litri di gasolio all’anno.

Il resto della produzione verrà assicurata dalla paglia rimanente dalla raccolta del grano.

Nel 2012, entrerà in produzione il primo impianto in vasta scala a Schwedt, dove già esiste una raffineria di petrolio.
Le attuali leggi prevedono una miscelazione di biocarburanti alla benzina e gasolio, quindi la vendita del prodotto è assicurata.

Producendo in loco, ci sarà una sinergia con la raffineria e la regione circostante, ad alta vocazione agricola.

L’investimento previsto è di circa 800 milioni di Euro, verranno prodotti 250 milioni di litri di biocarburante e verranno creati circa 100 posti di lavoro diretti e 600 nell’indotto (servizi e agricoltura)

Peccato che in Sicilia non ci siano nè raffinerie, nè tantomeno terreni che potrebbero fornire paglia e biomassa all’impianto…

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Riflessione della Domenica

Maggio 25, 2008 · 12 Commenti

Cari Bloggers,

oggi avrei voluto scrivere un bel post sulla politica energetica italiana, sugli annunci del ministro Scajola, che proclama un ritorno al nucleare (quello di terza generazione, entro 10 anni, mentre gli altri stanno puntando sulla quarta generazione…oggi!)

Ma sono stato anticipato da un signore che ne sa più di me e forse, anche del ministro Scajola:

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

” Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.

Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.”

” Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.

“C’è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

“I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?

“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.

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Munnezza è ricchezza

Maggio 22, 2008 · 6 Commenti

Napoli annega nella propria immondizia e non vede una via di uscita.

A Philadelphia, un’azienda paga i cittadini per avere i loro rifiuti

In passato abbiamo già parlato del ciclo dei rifiuti “single stream” che sta riscuotendo un enorme successo nei Paesi più avanzati, rendendo inutili e desueti discariche e inceneritori.

A Philadelphia questo concetto è stato portato alle estreme conseguenze da un’azienda privata che ha stretto un accordo con la municipalità.

Il concetto rivoluziona completamente il sistema di gestione e dello smaltimento dei rifiuti, introducendo una innovazione che sta facendo scuola: l’azienda paga i cittadini affinchè conferiscano i propri rifiuti riciclabili.

Il sistema è semplice: ogni famiglia riceve un bidone con un codice a barre di identificazione, dove vanno messi tutti i rifiuti riciclabili. Questo permette di aumentare la quota di riciclato perchè non esiste più il fastidio di dover separare i diversi materiali.

Ci penserà poi l’azienda a separare i materiali tramite un impianto automatizzato.

Periodicamente passa il camion della spazzatura che legge il codice a barre e pesa automaticamente il materiale conferito.

I dati vengono memorizzati e al raggiungimento di determinate soglie, vengono erogati dei buoni di acquisto spendibili in negozi convenzionati locali.

Adottando questo sistema, la quota del riciclato ha superato l’80% con un guadagno per tutti: i cittadini che non pagano più la tassa sui rifiuti e che guadagnano; il comune, che si libera del costo della gestione del ciclo dei rifiuti; i negozi locali convenzionati, che hanno un ritorno economico dai buoni-spesa; la ditta stessa che rivende il materiale riciclabile.

Anche Madre Natura ringrazia!

Intanto a Napoli, la camorra organizza combattimenti illegali tra topi di fogna.

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Ancora sul metano per auto

Maggio 21, 2008 · 1 Commento

Cari lettori,

ottime notizie giungono dalla Germania per chi spera nel metano per auto.

Come sapete, il mercato è frenato dal fatto che esistono pochi distributori. E ci sono pochi distributori perchè ci sono poche auto a metano.

Ma le cose stanno per cambiare perchè stanno per uscire diversi modelli predisposti per la doppia alimentazione:

1) Mercedes B 170: questo veicolo, molto apprezzato dai tassisti, avrà una potenza di 116 cv e un’autonomia di 300 km a metano, 1000 km combinato (benzina + metano)

2) Volkswagen Passat con il nuovo motore turbo 1.4 da 150 cv e 220 Nm di coppia

3) Audi A5 con un quattro cilindri da 163 CV

4) Opel, che presenterà entro quest’anno un motore 1.6 turbo da 150 cv e 210 Nm

Qusti prodotti segnano una svolta, perchè prima l’alimentazione a gas era una scelta basata solamente su ragioni economiche, come i vecchi diesel.

Introducendo automobili dalle alte prestazioni, si potrà colpire quella fascia di consumatori che cerca ancora delle emozioni nella guida.

E che non vuole perdere il buon umore al momento di fare il pieno!

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Malarazza

Maggio 18, 2008 · 13 Commenti

Cari Lettori,

oggi vorrei usare questo spazio per una riflessione personale.

Questo post doveva essere dedicato al campionato di calcio, che per me si è chiuso nel migliore dei modi (in quanto tifoso e simpatizzante di Inter e Catania) e sui vantaggi economici che può comportare avere una squadra di calcio nella massima serie.

Il mio ragionamento partiva da una premessa: il rispetto reciproco tra le tifoserie, che dovrebbe sfociare in un gemellaggio universale: tifosi che accolgono tifosi, gareggiando in ospitalità e non in ostilità.

Chi attraverserà il confine italico, potrebbe persino essere ospitato da una famiglia svizzera o austriaca in occasione dei prossimi europei di calcio (vedi http://www.sleep-in.ch).

Ma purtroppo sono dovuto tornare alla realtà quando la tifoseria del Catania si è ritrovata in massa a festeggiare in Piazza Europa e gli unici messaggi condivisi universalmente erano contro le forze dell’ordine e contro i palermitani.

Ma il mio umore era ancora positivo, anche perchè entro poche ore avrei incontrato un mio cliente tedesco, che per caso si trovava a Catania.

Questo cliente, un noto avvocato di Stoccarda, è in giro per il mediterraneo con la sua barca, con moglie e amici.

Un’ora prima dell’appuntamento mi chiama per confermare l’orario e mi dice che si trova nei pressi di Porta Garibaldi. Lo avviso di stare attento che quella zona non è delle più sicure, ma confidavo nel fatto che i ladri dovevano essere tutti a festeggiare il Catania.

Dopo mezz’ora mi richiama: pochi minuti dopo la nostra conversazione, sono stati derubati di tutto, compreso documenti, telefoni, telecamera.

La sera andiamo a sporgere denuncia alla questura e troviamo 2 giapponesi e una coppia di olandesi.

Tutti scippati. Stessa dinamica. Stessa zona. Stessa banda.

La polizia se ne esce con le solite giustificazioni: “noi li prendiamo e dopo 2 ore sono fuori”.

La scusa non regge: a New York, dove il livello di criminalità era molto superiore a Catania o Napoli, hanno risolto il problema mettendo i poliziotti proprio lì dove avvengono i crimini.

Da che mondo è mondo, prevenire è meglio che curare. Ma evidentemente è più comodo pattugliare Via Etnea che disturbare i “lavori” a San Cristoforo; fare scena con i venditori di borsette o CD taroccati è evidentemente prioritario rispetto a scippi e rapine.

Il danno per la nostra collettività è incalcolabile: il turista che racconterà delle sue vacanze, dovrà per forza raccontare della sua disavventura. E difficilmente consiglierà questa destinazione.

Ma noi non ce ne rendiamo conto e uno dopo l’altro, dissuadiamo chi ama la nostra terra a venirci a visitare.

Ogni scippo corrisponde ad un numero imprecisato di viaggi, pasti al ristorante, shopping, nottate in albergo, visite ai musei in meno, ed in definitiva, a posti di lavoro che perdiamo.

Per sempre.

Non credo più alla motivazione sociale ed economica (“rubo per mangiare”) di questa gente.

Adesso chi delinque, ostenta la propria ricchezza.

Se quello che è un motivo di vergogna, diventa motivo di orgoglio, è finita.

E in cuor mio dico: “è finita!”

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Taxi Particular

Maggio 16, 2008 · 10 Commenti

Il bisogno aguzza l’ingegno

Il car sharing in salsa cubana

La lotta contro la congestione delle strade è una delle battaglie principali della nostra epoca.

Specialmente nelle grandi città, si cercano dei metodi che diano un sollievo immediato (come la “congestion charge” o “ecopass”), ma il succo del problema rimane: troppe automobili.

Purtroppo le infrastrutture presenti non ci consentono di rinunciare al mezzo privato, e tutte le alternative finora adottate presentano dei costi enormi in termini economici e organizzativi.

Perchè non importare il modello cubano di taxi particular?

Questa forma di trasporto è una via di mezzo tra l’autobus e il taxi.

Questi tassisti utilizzano il proprio mezzo e pagano una tassa mensile per la licenza, che consente loro di percorrere delle tratte fisse (come gli autobus) e guadagnare facendosi pagare il passaggio.

Il sistema è abbastanza efficiente e una volta capito il meccanismo, consente di muoversi velocemente ed economicamente (nel frattempo si fanno anche conoscenze interessanti).

In Italia si potrebbe creare un’alleanza strategica tra aspiranti imprenditori tassisti, publiche amministrazioni e costruttori di automobili.

Il comune potrebbe concedere un numero congruo di licenze per coprire le linee urbane e creare un biglietto ad hoc. I passeggeri acquistano il biglietto e lo consegnano all’autista, che periodicamente andrà a riscuotere, lasciando una percentuale fissa come tassa.

In Italia abbiamo un mezzo ideale per questo scopo: la Fiat Multipla alimentata a metano, che presenta il minor consumo/inquinamento pro passeggero.

Le amministrazioni potrebbero stringere un accordo con la Fiat per l’acquisto di una flotta adattata allo scopo (principalmente per ridurre al minimo il consumo nel traffico urbano) e ottenere un forte sconto sull’acquisto.

I tassisti “particular” potrebbero diventare dei mini-imprenditori con costi bassissimi (che nel Sud potrebbero essere coperti dai finanziamenti di SviluppoItalia come il prestito d’onore) e i cittadini potrebbero godere di un’alternativa che si pone tra il taxi e l’autobus, con costi bassi e che incentiverebbero a rinunciare al mezzo privato.

Ipotizzando un prezzo di 50 centesimi al passaggio e 300 passaggi al giorno, tolte le spese, rimarrebbe un decoroso reddito per l’imprenditore e un grande guadagno per la collettività.

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La spesa alla spina

Maggio 14, 2008 · 2 Commenti

Cari Lettori,

in passato abbiamo proposto su questo sito, l’idea di vendere latte, alimenti e detersivi alla spina.

Qualcosa si sta muovendo anche in Italia!

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Acqua nel serbatoio

Maggio 12, 2008 · 4 Commenti

L’ingegnere tedesco Günther Kramb mescola gasolio e acqua.

La sua auto consuma e inquina meno.

Ha scoperto la ricetta della felicità?

Il problema è noto a tutti i costruttori: la combustione dei motori diesel è per “costituzione” più sporca rispetto ai motori a benzina. La tecnologia, attraverso sistemi sempre più sofisticati di iniezione e l’adozione di di filtri antiparticolato allo scarico, cerca di ovviare al problema.

Ma il dilemma resta aperto per i mezzi più anziani, soprattutto per autobus e camion.

E quindi c’è chi punta ad una combustione più pulita ed efficiente, mescolando acqua e gasolio.

L’invenzione di Kramb, già brevettata, in realtà non ha nulla di rivoluzionario: già durante la seconda guerra mondiale, venivano adottati sistemi di iniezione dell’acqua nella camera di combustione per raffreddare il motore e renderlo più efficiente.

Il principio di funzionamento è abbastanza semplice: nell’emulsione acqua-gasolio, ogni particella di diesel contiene una minuscola goccia di acqua, che alla temperatura di 2000° esplode. Questa microesplosione provoca una nebulizzazione del gasolio che così brucia molto meglio.

Il risultato, testato da diversi istituti tedeschi, è una riduzione del 71% di particolato, 19% degli ossidi di azoto, 3% meno CO² e 4% meno consumo. E calcolando la percentuale di acqua, che a seconda della temperatura del motore può arrivare al 20%, il risparmio potenziale è considerevole.

Purtroppo questa invenzione non è stata adottata dalle case automobilistiche, perchè l’impianto di Kramb richiede una tanica supplementare per l’acqua e un’operazione in più per l’utente finale.

Ma  l’arzillo 76enne non si da per vinto e punta al mercato delle flotte degli autobus, che hanno un  impianto centrale per il rifornimento dei mezzi e che sono molto interessati a tali economie di gestione nonchè a mantenere a lungo la loro flotta, che spesso non è più in regola con le nuove norme antiinquinamento.

Con un asso nella manica: non esiste il problema della stabilità dell’emulsione, perchè questa viene creata sul momento, prima dell’iniezione nella camera di combustione, grazie ad una pompa rotante che miscela acqua e gasolio.

Altro approccio ha seguito la Total-Fina.

La casa petrolifera francese sta portando sul mercato un prodotto già pronto all’uso: Aquazole (Aqua+Gazole), una emulsione acqua-gasolio già testata in numerose flotte di autobus urbani in Francia e in Germania, con ottimi risultati. L’emulsione viene mantenuta stabile grazie a degli additivi che consentono una durata di tre mesi. Lo svantaggio è che se viene miscelato gasolio puro, la stabilità dell’emulsione viene compromessa.

Quindi per adesso, la sperimentazione funziona solo con aziende che hanno impianti di rifornimento centralizzato.

Ma l’ultima parola spetta al ministro delle finanze: ancora non è chiaro se la componente di acqua verrà tassata come carburante o meno.

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A tutto gas

Maggio 10, 2008 · 7 Commenti

L’aumento del prezzo del petrolio e i continui record del prezzo dei carburanti, spingono in alto le vendite di auto a metano (+ 135% nel 2007).

Oramai quasi tutte le case produttrici offrono dei modelli bi-fuel (che possono funzionare sia a benzina che a metano), ma purtroppo lo sviluppo di questo tipo di propulsione è frenato dalla scarsa diffusione di distributori di metano.

I vantaggi del metano, rispetto a benzina e gasolio sono numerosi:

  • Minor costo: con il metano, a parità di Km percorsi, si risparmia quasi la metà
  • Meno emissioni: il metano è il combustibile fossile più pulito e non contiene benzene, piombo, composti di zolfo e idrocarburi policiclici aromatici. Inoltre le emissioni di CO2 si riducono del 25%. Ciò consente a tutte le automobili a metano a rispettare i più stringenti limiti anti-inquinamento e circolare anche nelle giornate di blocco del traffico.
  • Minore usura del motore, olio e candele, in quanto il metano non lascia residui carboniosi e il numero di ottani superiore rispetto alla benzina, garantisce una combustione più dolce ed elimina il “battito in testa”
  • La distribuzione del metano avviene tramite gasdotti, che evitano pericolosi e fastidiosi rifornimenti da parte delle autocisterne
  • Il metano è un gas che può essere prodotto tramite la fermentazione di rifiuti organici
  • Le riserve fossili dureranno molto di più del petrolio e quindi una transizione graduale verso fonti al 100% rinnovabili è garantito.
  • Recenti esperimenti hanno dimostrato che una miscela del 70% metano + 30% idrogeno (cosidetto idrometano) può essere utilizzata senza problemi dagli attuali motori, diminuendo ulteriormente l’inquinamento e aumentando la nostra indipendenza da fonti fossili. Per ulteriori informazioni leggere qui e qui

Per ovviare alla mancanza di distributori, i comuni potrebbero consorziarsi e creare una società per azioni con i cittadini (bastano 1000 quote da € 500)

Il costo di un distributore per metano si aggira intorno ai 500.000, ammortizzabile in 20 anni.

Anche le pubbliche amministrazioni e i professionisti potrebbero trarre un vantaggio diretto nel convertire le proprie flotte a metano (autoblu, vigili, carabinieri, taxi, commercianti, etc).

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Shop-ahead: il servizio di prenotazione pre-arrivo per turisti

Maggio 5, 2008 · 5 Commenti

Cari Lettori,

finita la campagna elettorale, cambiamo look e linea editoriale, aggiungendo altri contenuti, dal campo dell’imprenditoria, tecnologia, ecologia e curiosità.

Per inaugurare il nuovo corso, parleremo di un servizio che alcuni hotel internazionali offrono ai turisti.

Chi viaggia in aereo ha spesso il problema del peso dei bagagli e, soprattutto per famiglie con bambini, anche il volume degli stessi può causare degli inconvenienti (pensiamo a pannolini, creme, salviettine)

La catena alberghiera Jumeirah offre un servizio di shopping online che consente ai turisti di prenotare una serie di beni di uso comune (dai pannolini alle lamette, dalla crema abbronzante ai libri): l’albergo predispone gli articoli che il turista troverà nella propria stanza al suo arrivo e il turista potrà godersi la vacanza senza dover cercare supermercati e sobbarcarsi peso superfluo per il viaggio.

Questo tipo di servizio potrebbe essere implementato da qualsiasi hotel e B&B, costituendo una ulteriore fonte di guadagno e un servizio aggiuntivo al cliente.

Categorie: best practice · turismo
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