Blochin Cuius

Lettera aperta al Presidente Lombardo e all’Assessore al Turismo Bufardeci.

Luglio 1, 2008 · 1 Commento

Caro Presidente,

Caro Assessore,

vi scrivo per confidarvi un mio problema personale.

Sto organizzando una settimana di vacanze per me e la mia fidanzata.

Voi direte: “e chi se ne frega!”. E invece è meglio che prestiate attenzione perchè il problema vi riguarda e dovreste metterlo in agenda al più presto possibile.

L’antefatto: io vivo in Sicilia, precisamente a Mirabella Imbaccari. Dato che vivo in un’isola al centro del Mediterraneo, che gode di un clima stupendo e circondata da spiagge bellissime, ho pensato di trascorrere le vacanze nella mia terra.

Tralascio le motivazioni patriottiche e ambientali (stimolare l’economia locale ed evitare emissioni inquinanti) e mi soffermo su quelle economiche.

Stringendo: a me siciliano, non conviene trascorrere le vacanze in Sicilia!

A parte il camping (che a me non interessa), qualsiasi combinazione villaggio turistico/hotel, per una settimana e due persone + viaggio in macchina, in Sicilia, mi costa di piu che andarmene in qualsiasi destinazione del Mediterraneo.

Ad un catanese conviene di più prendere l’aereo per le Baleari che andarsene a Giardini Naxos.

Marina di Ragusa costa più di Rhodos (che vale il viaggio solo per…ci siamo intesi!)

Come me, tanti siciliani trascorreranno le vacanze fuori dalla Sicilia solo per una questione economica.

E tanti “non siciliani”, preferiranno altre destinazioni piuttosto che la nostra terra per le loro vacanze.

Il turista moderno, anche il più benestante, fa sempre un’analisi del rapporto qualità/prezzo: se pago lusso, pretendo lusso!

Purtroppo qui si è radicata la mentalità del “mordi e fuggi”, dello spennare il turista che non tornerà più.

E questo è davvero un peccato, visto che la Sicilia permetterebbe un turismo “marittimo” per almeno 3 mesi all’anno (mentre adesso siamo a 6 settimane), per non parlare del resto.

E come ben sapete, il turista oltre a dormire, mangia, beve, esce, compra regali, e quando torna a casa, cerca il tale vino o formaggio che ha assaggiato durante le vacanze…

Ora, se veramente avete intenzione di sollevare l’economia siciliana, creare posti di lavoro e sviluppo, datevi una mossa: utilizzate gli strumenti che avete e la “moral suasion” per mettere in riga i nostri operatori turistici.

Un miglio rapporto qualità prezzo si ottiene abbassando il prezzo e alzando la qualità, che non deve essere solo quella della struttura ricettiva, ma parte dal parcheggiatore abusivo o dallo scippatore impunito, per finire alla fruibilità del nostro patrimonio artistico.

Nell’augurarvi buon lavoro, preparo le valigie per la Calabria!

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Hypermiling: l’arte del risparmiare carburante

Giugno 12, 2008 · 5 Commenti

Il nuovo trend americano si chiama “Hypermiling”: non si tratta di tamarrizzare le proprie auto in stile “Pimp my Ride”, ma abbassare al massimo il consumo di carburante.

Questa moda arriverà anche da noi?

Cari Bloggers,

storicamente gli USA sono stati il Paese delle automobili esagerate: cilindrate al di sotto dei 4 litri venivano considerate utilitarie e consumi di oltre 30 litri per 100 Km non spaventavano nessuno, poichè il prezzo della benzina è stato per anni inferiore a quello dell’acqua.

Ma i tempi sono cambiati e adesso anche gli americani risentono del caro-petrolio, che assieme al caro-mutuo, sta mettendo in ginocchio l’economia di molte famiglie.

Tutti questi fattori, uniti ad una riscoperta sensibilità ambientale, hanno dato origine ad un vero e proprio sport nazionale, con tanto di gare e competizioni: l’Hypermiling, dove vince chi consuma meno.

Il trucco: ottimizzare al massimo il veicolo e lo stile di guida. Seguendo delle semplici regole, si può risparmiare tranquillamente il 20%, dall’oggi al domani.

  1. Controllare il proprio consumo: il metodo più preciso, se non si dispone di un computer di bordo, è fare il pieno, azzerare il contachilometri, consumare la benzina nel serbatoio e rifare il pieno. Dividete il numero dei km percorsi per i litri consumati e quello sarà il vostro consumo medio. Adesso la sfida è abbassare questo numero!
  2. Ottimizzare il veicolo: portate la pressione delle gomme al valore massimo consentito. Eliminate barre portapacchi e altri orpelli che potrebbero inficiare l’aerodinamica. Liberatevi da pesi inutili (servono davvero le catene da neve a giugno?). Utilizzate lubrificanti a bassa viscosità
  3. Cambiate stile di guida: la guida agressiva è la madre del consumo elevato. Evitate accelerazioni fulminanti e frenate repentine. Fluite dolcemente nel traffico e lasciate abbastanza spazio tra voi e chi vi precede. Evitate di frenare e usate al massimo il freno-motore. Se c’è il rosso o una curva, togliete il piede dall’acceleratore e rallentate dolcemente: alla fine dovreste frenare comunque! Saltate le marce se la strada e le condizioni di carico della vettura lo consentono: passate direttamente dalla 3a alla 5a. Se siete in discesa, non accelerate immediatamente in partenza, ma lasciate che la forza di gravità vi dia una “spinta”. Sfruttate la scia di chi vi precede, trovando un giusto equilibrio tra efficienza aerodinamica e distanza di sicurezza; i veicoli alti (camion, fuoristrada) sono degli ottimi “paravento”.
  4. Il consiglio dei campioni di Hypermiling: guidare come se guidaste una bicicletta.

E quale miglior sistema per imparare se non… guidare una bicicletta?

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Hai voluto la bicicletta? Si, ma a pedalata assistita!

Giugno 7, 2008 · 4 Commenti

Stuttgart è considerata la capitale dello smog in Germania.

Il Sindaco vuole portare l’utilizzo della biciletta dal 7 al 20%.

Senza far affaticare i propri cittadini.

Come tutti sanno, il mezzo più economico ed ecologico per la mobilità individuale è la bicicletta, ma l’utilizzo della stessa, in città con dislivelli importanti, può essere difficoltoso e causare fastidiose sudate ascellari.

La quadratura del cerchio è data dal pedelec, ossìa la bicicletta a pedalata assistita elettricamente.

L’unico fattore deterrente è l’alto costo e la difficoltà di ricaricare la batteria se ci si ritrova lontani da casa.

Il Sindaco Wolfgang Schuster ha istituito una rete di stazioni dislocate in tutta la città, dove con un abbonamento mensile dal prezzo di € 10, gli utenti potranno affittare la bicicletta e utilizzarla a proprio piacimento, per poi riparcheggiarla nelle apposite stazioni di ricarica.

In questo modo, non ci sono limiti di percorso e di orari: 100 Km costano circa 30 centesimi di corrente elettrica, ad inquinamento 0.

In attesa che questa novità varchi i confini italici, non ci resta che goderci il traffico, lo smog e l’insostenibile prezzo della benzina!

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Riflessioni della Domenica: la scelta

Giugno 1, 2008 · 3 Commenti

Cari Bloggers,

di recente ho realizzato una vetrina per liste nozze

Dal punto di vista tecnologico e del design ho realizzato il minimo possibile, che però ha il vantaggio di poter essere gestito in piena autonomia dal cliente, senza conoscenze informatiche specifiche.

Il riscontro è stato superiore ad ogni aspettativa: i clienti residenti all’estero e fuori da Mirabella Imbaccari, possono visionare l’articolo e acquistarlo tramite telefonata e bonifico; sia per loro che per il negoziante, questa novità è stata una piccola rivoluzione.

Ma la portata della rivoluzione mi è stata chiara nel momento in cui ho ricevuto una telefonata da parte di una persona che non trovava l’url per visionare la lista nozze.

Questa persona, di cui non facciamo il nome, lavora qui

Per chi non conoscesse Mirabella Imbaccari, la distanza che separa i due negozi è di circa… 12 metri

Questo banalissimo episodio, racchiude in se il cambiamento di un paradigma e apre al consumatore un ventaglio di scelte e opzioni pressochè illimitato: io posso scegliere se alzarmi e fare 10 passi per acquistare un regalo o stare comodamente seduto e sbrigare la faccenda con qualche click.

Da un punto di vista pratico, tutti i clienti sono sullo stesso piano, che si trovino a 12 metri o 2000 Km di distanza.

Lo stesso discorso si può estendere a quasi tutti i beni e servizi e il nostro concorrente non è più il vicino di casa o il confinante, ma un qualsiasi imprenditore in qualsiasi parte del mondo.

In realtà questa “perla di saggezza” da altre parti è una verità assodata da tempo, ma quando l’innovazione arriva anche in uno sperduto paesino della Sicilia, ancora orfano della banda larga, vuol dire che è arrivato il tempo di svegliarsi!

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Paglia nel serbatoio

Maggio 30, 2008 · 6 Commenti

Dalla paglia al gasolio: un’azienda tedesca rivoluziona il mercato dei biocarburanti

Correva l’anno 1925 quando due scienziati tedeschi, Franz Fischer e Hans Tropsch, riuscivano a convertire il carbone prima in gas e successivamente, mediante un processo catalitico, in carburante liquido.

Questa tecnologia, che ha visto il proprio apice durante la Germania nazista, è stata accantonata in tempi di petrolio a buon mercato, ma oggi sta ritornando prepotentemente alla ribalta.

La produzione di biodiesel partendo da oli vegetali destinati all’alimentazione umana, sta causando delle catastrofi ecologiche, poichè le coltivazioni di olio di palma e colza sottraggono superficie utile alla foresta e ad altre coltivazioni.

La direzione da seguire è quella di ottenere carburanti puliti da biomasse non destinate all’alimentazione, come gli scarti vegetali (legno, paglia, etc)

La Choren Industries (partecipata Shell), ha sviluppato un processo mediante il quale la biomassa viene convertita in carbone e successivamente in gasolio (SunDiesel).
Il prodotto di scarto della sintesi è un gas combustibile, che viene utilizzato per produrre energia tramite un cogeneratore.

La fase sperimentale si è conclusa con successo e adesso l’azienda si sta preparando al grande salto.

Da un lato si sono strette alleanze strategiche con grandi aziende automobilistiche (Daimler e Volkswagen), dall’altra con agricoltori che forniranno la materia prima.
In particolare, è stata selezionata una varietà di pioppo a crescita rapida che può essere tagliata ogni 3 anni (la pianta rimane e cresce nuovamente).
Ogni ettaro produrrà biomassa per una produzione che va da 2000 a 5000 litri di gasolio all’anno.

Il resto della produzione verrà assicurata dalla paglia rimanente dalla raccolta del grano.

Nel 2012, entrerà in produzione il primo impianto in vasta scala a Schwedt, dove già esiste una raffineria di petrolio.
Le attuali leggi prevedono una miscelazione di biocarburanti alla benzina e gasolio, quindi la vendita del prodotto è assicurata.

Producendo in loco, ci sarà una sinergia con la raffineria e la regione circostante, ad alta vocazione agricola.

L’investimento previsto è di circa 800 milioni di Euro, verranno prodotti 250 milioni di litri di biocarburante e verranno creati circa 100 posti di lavoro diretti e 600 nell’indotto (servizi e agricoltura)

Peccato che in Sicilia non ci siano nè raffinerie, nè tantomeno terreni che potrebbero fornire paglia e biomassa all’impianto…

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Riflessione della Domenica

Maggio 25, 2008 · 12 Commenti

Cari Bloggers,

oggi avrei voluto scrivere un bel post sulla politica energetica italiana, sugli annunci del ministro Scajola, che proclama un ritorno al nucleare (quello di terza generazione, entro 10 anni, mentre gli altri stanno puntando sulla quarta generazione…oggi!)

Ma sono stato anticipato da un signore che ne sa più di me e forse, anche del ministro Scajola:

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

” Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.

Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.”

” Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.

“C’è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

“I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?

“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.

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Munnezza è ricchezza

Maggio 22, 2008 · 5 Commenti

Napoli annega nella propria immondizia e non vede una via di uscita.

A Philadelphia, un’azienda paga i cittadini per avere i loro rifiuti

In passato abbiamo già parlato del ciclo dei rifiuti “single stream” che sta riscuotendo un enorme successo nei Paesi più avanzati, rendendo inutili e desueti discariche e inceneritori.

A Philadelphia questo concetto è stato portato alle estreme conseguenze da un’azienda privata che ha stretto un accordo con la municipalità.

Il concetto rivoluziona completamente il sistema di gestione e dello smaltimento dei rifiuti, introducendo una innovazione che sta facendo scuola: l’azienda paga i cittadini affinchè conferiscano i propri rifiuti riciclabili.

Il sistema è semplice: ogni famiglia riceve un bidone con un codice a barre di identificazione, dove vanno messi tutti i rifiuti riciclabili. Questo permette di aumentare la quota di riciclato perchè non esiste più il fastidio di dover separare i diversi materiali.

Ci penserà poi l’azienda a separare i materiali tramite un impianto automatizzato.

Periodicamente passa il camion della spazzatura che legge il codice a barre e pesa automaticamente il materiale conferito.

I dati vengono memorizzati e al raggiungimento di determinate soglie, vengono erogati dei buoni di acquisto spendibili in negozi convenzionati locali.

Adottando questo sistema, la quota del riciclato ha superato l’80% con un guadagno per tutti: i cittadini che non pagano più la tassa sui rifiuti e che guadagnano; il comune, che si libera del costo della gestione del ciclo dei rifiuti; i negozi locali convenzionati, che hanno un ritorno economico dai buoni-spesa; la ditta stessa che rivende il materiale riciclabile.

Anche Madre Natura ringrazia!

Intanto a Napoli, la camorra organizza combattimenti illegali tra topi di fogna.

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Ancora sul metano per auto

Maggio 21, 2008 · 1 Commento

Cari lettori,

ottime notizie giungono dalla Germania per chi spera nel metano per auto.

Come sapete, il mercato è frenato dal fatto che esistono pochi distributori. E ci sono pochi distributori perchè ci sono poche auto a metano.

Ma le cose stanno per cambiare perchè stanno per uscire diversi modelli predisposti per la doppia alimentazione:

1) Mercedes B 170: questo veicolo, molto apprezzato dai tassisti, avrà una potenza di 116 cv e un’autonomia di 300 km a metano, 1000 km combinato (benzina + metano)

2) Volkswagen Passat con il nuovo motore turbo 1.4 da 150 cv e 220 Nm di coppia

3) Audi A5 con un quattro cilindri da 163 CV

4) Opel, che presenterà entro quest’anno un motore 1.6 turbo da 150 cv e 210 Nm

Qusti prodotti segnano una svolta, perchè prima l’alimentazione a gas era una scelta basata solamente su ragioni economiche, come i vecchi diesel.

Introducendo automobili dalle alte prestazioni, si potrà colpire quella fascia di consumatori che cerca ancora delle emozioni nella guida.

E che non vuole perdere il buon umore al momento di fare il pieno!

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Malarazza

Maggio 18, 2008 · 12 Commenti

Cari Lettori,

oggi vorrei usare questo spazio per una riflessione personale.

Questo post doveva essere dedicato al campionato di calcio, che per me si è chiuso nel migliore dei modi (in quanto tifoso e simpatizzante di Inter e Catania) e sui vantaggi economici che può comportare avere una squadra di calcio nella massima serie.

Il mio ragionamento partiva da una premessa: il rispetto reciproco tra le tifoserie, che dovrebbe sfociare in un gemellaggio universale: tifosi che accolgono tifosi, gareggiando in ospitalità e non in ostilità.

Chi attraverserà il confine italico, potrebbe persino essere ospitato da una famiglia svizzera o austriaca in occasione dei prossimi europei di calcio (vedi http://www.sleep-in.ch).

Ma purtroppo sono dovuto tornare alla realtà quando la tifoseria del Catania si è ritrovata in massa a festeggiare in Piazza Europa e gli unici messaggi condivisi universalmente erano contro le forze dell’ordine e contro i palermitani.

Ma il mio umore era ancora positivo, anche perchè entro poche ore avrei incontrato un mio cliente tedesco, che per caso si trovava a Catania.

Questo cliente, un noto avvocato di Stoccarda, è in giro per il mediterraneo con la sua barca, con moglie e amici.

Un’ora prima dell’appuntamento mi chiama per confermare l’orario e mi dice che si trova nei pressi di Porta Garibaldi. Lo avviso di stare attento che quella zona non è delle più sicure, ma confidavo nel fatto che i ladri dovevano essere tutti a festeggiare il Catania.

Dopo mezz’ora mi richiama: pochi minuti dopo la nostra conversazione, sono stati derubati di tutto, compreso documenti, telefoni, telecamera.

La sera andiamo a sporgere denuncia alla questura e troviamo 2 giapponesi e una coppia di olandesi.

Tutti scippati. Stessa dinamica. Stessa zona. Stessa banda.

La polizia se ne esce con le solite giustificazioni: “noi li prendiamo e dopo 2 ore sono fuori”.

La scusa non regge: a New York, dove il livello di criminalità era molto superiore a Catania o Napoli, hanno risolto il problema mettendo i poliziotti proprio lì dove avvengono i crimini.

Da che mondo è mondo, prevenire è meglio che curare. Ma evidentemente è più comodo pattugliare Via Etnea che disturbare i “lavori” a San Cristoforo; fare scena con i venditori di borsette o CD taroccati è evidentemente prioritario rispetto a scippi e rapine.

Il danno per la nostra collettività è incalcolabile: il turista che racconterà delle sue vacanze, dovrà per forza raccontare della sua disavventura. E difficilmente consiglierà questa destinazione.

Ma noi non ce ne rendiamo conto e uno dopo l’altro, dissuadiamo chi ama la nostra terra a venirci a visitare.

Ogni scippo corrisponde ad un numero imprecisato di viaggi, pasti al ristorante, shopping, nottate in albergo, visite ai musei in meno, ed in definitiva, a posti di lavoro che perdiamo.

Per sempre.

Non credo più alla motivazione sociale ed economica (”rubo per mangiare”) di questa gente.

Adesso chi delinque, ostenta la propria ricchezza.

Se quello che è un motivo di vergogna, diventa motivo di orgoglio, è finita.

E in cuor mio dico: “è finita!”

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Taxi Particular

Maggio 16, 2008 · 10 Commenti

Il bisogno aguzza l’ingegno

Il car sharing in salsa cubana

La lotta contro la congestione delle strade è una delle battaglie principali della nostra epoca.

Specialmente nelle grandi città, si cercano dei metodi che diano un sollievo immediato (come la “congestion charge” o “ecopass”), ma il succo del problema rimane: troppe automobili.

Purtroppo le infrastrutture presenti non ci consentono di rinunciare al mezzo privato, e tutte le alternative finora adottate presentano dei costi enormi in termini economici e organizzativi.

Perchè non importare il modello cubano di taxi particular?

Questa forma di trasporto è una via di mezzo tra l’autobus e il taxi.

Questi tassisti utilizzano il proprio mezzo e pagano una tassa mensile per la licenza, che consente loro di percorrere delle tratte fisse (come gli autobus) e guadagnare facendosi pagare il passaggio.

Il sistema è abbastanza efficiente e una volta capito il meccanismo, consente di muoversi velocemente ed economicamente (nel frattempo si fanno anche conoscenze interessanti).

In Italia si potrebbe creare un’alleanza strategica tra aspiranti imprenditori tassisti, publiche amministrazioni e costruttori di automobili.

Il comune potrebbe concedere un numero congruo di licenze per coprire le linee urbane e creare un biglietto ad hoc. I passeggeri acquistano il biglietto e lo consegnano all’autista, che periodicamente andrà a riscuotere, lasciando una percentuale fissa come tassa.

In Italia abbiamo un mezzo ideale per questo scopo: la Fiat Multipla alimentata a metano, che presenta il minor consumo/inquinamento pro passeggero.

Le amministrazioni potrebbero stringere un accordo con la Fiat per l’acquisto di una flotta adattata allo scopo (principalmente per ridurre al minimo il consumo nel traffico urbano) e ottenere un forte sconto sull’acquisto.

I tassisti “particular” potrebbero diventare dei mini-imprenditori con costi bassissimi (che nel Sud potrebbero essere coperti dai finanziamenti di SviluppoItalia come il prestito d’onore) e i cittadini potrebbero godere di un’alternativa che si pone tra il taxi e l’autobus, con costi bassi e che incentiverebbero a rinunciare al mezzo privato.

Ipotizzando un prezzo di 50 centesimi al passaggio e 300 passaggi al giorno, tolte le spese, rimarrebbe un decoroso reddito per l’imprenditore e un grande guadagno per la collettività.

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